Attraverso i vetri umidi del presente guardo la tua assenza, come un albero spoglio inchinato al tempo m’intristisce. Il cielo impavido ride nel gelo, sonnecchia la terra, riposa il lago. C’è tempo e spazio per il viaggio di mente, io attorcigliato come un glicine mi perdo nella vigna secca degli inganni, nella bruma sottile del nulla, tra le risaie incolte delle bugie. Nell’aria non c’è orgoglio che regni, ucciso il narciso residuo, sento la voce dei grilli dell’anima, cresce tra i campi della mente, come un falco in cerca di preda apro le ali al sereno, a un qualcosa che rincuori la speranza, improvviso si sveglia il silenzio che ancora c’è in me. Conosco il suo intimo muto vociare, lo ascolto, è un piccolo e sicuro porto, ora lo vedo laggiù ha luce di una lanterna, è un segno che mi dà conforto. E’ l’aroma del tuo corpo, l’eco disincantato che dà fuoco all’istinto. Fuori è inverno, ma nel gelo già sbocciano fiori.
