Sembra quasi un’alba

Soli con cielo, terra e acqua, ascoltiamo la voce del silenzio.

Il suo bisbigliare tra le fronde, la sua leggerezza nel sfiorare le onde, i reverberi di luce. È il piacere assoluto, dimenticare la disarmante disumanità quotidiana.

I passeri parlottano veloci, l’acqua dà il ritmo di vita delle ore. L’uomo cammina solo

tra l’erba umida dei pensieri, assorto, anche il tramonto ha speranza, sembra quasi

un’alba..

Roberto Calasso

Oggi è deceduto Roberto Calasso, una notizia che accolgo con profonda tristezza.

La sua casa editrice Adelphi assieme alla Giulio Einaudi ha scandito le mie letture, con lui muore un grande intellettuale, soprattutto un modo di fare e intendere cultura. Spero si conservi quella peculiarità, quel timbro umanistico di fare e proporre letteratura, perché oggi dinanzi al consumismo, all’avidità, si sacrifica ogni aspetto culturale.

Il silenzio dei fiori

Ricordo il tuo bacio, la mia carezza

sulle tue calde guance e tuoi occhi,

velati da un sorriso melanconico.

La tua voce sommessa, 

strozzata da imbarazzo,

io fulminato, senza parola,

incidevo già la tua assenza.

Pochi passi, gesti sobri

già tu eri lontana.

Io, pensavo al domani,

quando con il silenzio dei fiori

avrei tentato di svelarti ciò che 

non sono mai riuscito a dirti.

%

I remember your kiss, my caress

on your warm cheeks and your eyes,

veiled by a melancholy smile.

Your soft voice,

strangled by embarrassment,

I electrocuted, speechless,

I already affected your absence.

A few steps, sober gestures

you were already far away.

I, I thought about tomorrow,

when with the silence of the flowers

I would have tried to reveal to you what

I have never been able to tell you

L’EMA una organizzazione tecnocrate autoreferenziale

San Marino con una popolazione di 34mila abitanti ha raggiunto la quota del 70% della popolazione vaccinata con doppia dose, confermando di aver raggiunto l’immunità di gregge. 

Nel 90% dei casi la vaccinazione è avvenuta con il vaccino Sputnik , il siero russo che l’EMA e l’AIFA non hanno ancora approvato, la stragrande maggioranza dei cittadini di San Marino non potrà avere il Green pass.

Se c’era ancora qualche dubbio sulla scelta ideologica vergognosa dell’Europa nel favorire i vaccini Usa e Inglesi a discapito delle ragioni sanitarie ora è evidente.

L’EMA una di quelle istituzioni tecnocrati autoreferenziali discrimina  i vaccini di fabbricazione non occidentali a discapito di qualsiasi valutazione scientifica e razionale. La logica discriminatoria ha origini ideologiche e politiche, tende a favorire gli interessi delle multinazionali farmaceutiche, anziché la sicurezza sanitaria della gente.

Da mesi l’EMA promette di emettere l’autorizzazione, ma i suoi componenti sono al soldo delle migliori aziende di ricerca occidentali e quindi ritardano qualsiasi decisione.

Organismi che sfuggono ad ogni controllo democratico, che paventando criteri scientifici, agiscono con scopi puramente politici e di speculazione finanziaria.

Il business  dei vaccini sta arricchendo certe multinazionali a discapito dei popoli. L’EMA proprio agire discriminatorio sta diventando sempre meno credibile, il suo operare è sempre meno trasparente e ingiustificabile.

Minotauro

Il mostro mitologico “Minotauro” è ricordato varie volte nelle opere letterarie, dalla “Biblioteca” di Apollodoro alla”Metamorfosi” di Ovidio, fino ai versi di Dante nell’Inferno,12.

In epoca più recente lo ritroviamo nelle raffigurazioni delle opere ”Chi non ha il suo Minotauro” di M. Yourcenar, nel”L’Aleph” di JL. Borges e nel “Minotauro di F. Durrenmatt. 

Il mito del “Minotauro” è il mito del Bene che trionfa sul Male. Il mostro nato da Pasifae moglie di Minosse e dal toro bianco sacro a Poseidone, è il simbolo della bestialità imprigionata nel labirinto. La bestia feroce divoratorice di 14 ragazzi ateniesi verrà uccisa da Teseo con l’aiuto di Arianna. La brutalità del Minotauro vinta dall’astuzia e dall’eroismo.

Durrenmatt ne dà una lettura originale , completamente capovolta, dà un’anima alla creatura bestiale.

Imprigionato in un labirinto di specchi, dove riconosce se stesso e gli altri minotauri creati dalle immagini negli specchi, confuso da queste immagini che agiscono come se stesso, si trova appagato di vivere con l’illusione di vivere tra esseri uguali. Rompendo uno specchio si accorge di essere solo, imprigionato, abbandonato, emarginato da tutti e da tutto. Quando entrano i giovinetti ateniesi, danza, si relaziona con una ragazza ne vive il contatto e scatena la sua violenza solo d’istinto, senza intenzionalità, perde di consistenza la sua fama di violento.

Alla comparsa di Teseo, che si è mascherato da Minotauro, si vede non più solo, torna euforico, dona fiducia all’altro. Così ingenuamente indifeso Teseo lo colpisce uccidendolo. Il Minotauro morendo mostra la sua inevitabile vulnerabilità, non muore per mano del coraggio di Teseo, ma perché tradito, ingannato, dalla fiducia verso l’altro.

Il mito classico, il Minotauro violento, qui è simbolo di una caduta nella solitudine e labirinto è un mondo di specchi, un labirinto mentale, il luogo dell’esplorazione di se stessi, della crescita e della maturazione razionale della ragione sulla condizione umana.

Ma l’autore a guardar bene si spinge oltre questa lettura interiore. Teseo per uccidere il Minotauro, si traveste da mostro, solo così divenuto bestia può uccidere.

Ognuno di noi ha un labirinto, un abisso con cui confrontarsi, un qualcosa di disumano, senza pietà e compassione. 

Come sempre nei suoi libri Durrenmatt è originale e capace di dare letture umanamente profonde del vivere , lacerando quella corteccia di perbenismo e di inganno che riveste le nostre azioni quotidiane.

Solstizio*



Vestita di solo bianco
al solstizio parlasti
con l’urlo del corpo.
Terra di falò e speranze,
t’amo selvaggia estate,
mela carnale m’accecasti
la mente tra le rughe del tempo.


Presi la tua mano sottile,
i tuoi occhi lo seppero,
spiga ignuda, ti scelsi
compagna di vita.


L’ombra gelosa della sera
ci avvolse, io, al tuo fianco,
papavero di gioia, divorai
il silenzio del grano
masticando l’anima.

La sera


La sera, lungo il lago,
ha i tuoi passi scanditi, 
ritmati di innocente peccato. 
La luna, la tua eleganza, 
è un timido pudore 
dal cuore agitato.
Sei qui nel caldo giugno,
il nostro letto è un campo di grano, 
s’arriccia l’inguine, urlano le spighe. 
La sera è viva e solo 
noi capiamo il litigare di storni. 
Domani ancora sole
la voglia ci ruberà baci. 


In the evening, along the lake,
has your steps marked,
rhythm of innocent sin.
The moon, your elegance,
it is a shy modesty
with a troubled heart.
You’re here in hot June,
our bed is a cornfield,
the groin curls, the ears scream.
The evening is alive and alone
we understand the quarrel of starlings.
Still sun tomorrow
the desire will steal kisses from us.

Come un miraggio


Era il suo stare seduta
il suo accarezzare i capelli
la sua voce calda. 
Era il suo parlare lento
il suo vestire sobrio
il suo abbozzo di sorriso.
Erano i suoi gesti curati
i suoi occhi stupiti
la sua innocenza apparente.
Era tutto ciò che mi attraeva.


Una notte gli ho rubato un bacio
ho stretto le sue mani tra le mie
quella vicinanza, quel calore
mi ha fatto scoprire quanto
bene gli volevo. 
Biascicai poche parole
svelando la mia fragilità,
come in un miraggio
ora tra le sue braccia
riesco a respirare

Se questa è la democrazia occidentale?

Se questi sono i leaders delle democrazie occidentali, siamo messi in cattive acque.
Ancora una volta anziché far prevalere la diplomazia nei rapporti con le nazioni a livello mondiale per rafforzare la pace e il disarmo, l’occidente ha preferito fare appelli di propaganda politica vuota, aumentando differenze e calpestando qualsiasi possibilità di confronto reale sulle questioni più urgenti.

Sotto l’ombrello


Tutt’attorno ronzavano 
bolle di sapone arrugginite
inciampate in falsi sogni.
Giorni consumati tra lenzuola 
di ricordi sconclusionati,
liberamente vissuti e conquistati.
Sotto l’ombrello un canto muto
abbiamo ballato convinti di avere
una tazza di mondo tra le mani.
Quanti occhi chiusi su finestre aperte,
rintanati in gherigli di vita
viviamo ora  sull’orlo d’infinito
certi che moralismi e ipocrisie 
hanno gambe corte come le bugie.

Sassoli, uno strano difensore dei diritti umani

Le dichiarazioni di David Sassoli, dopo le sanzioni russe nei confronti suoi e di altri funzionari UE in risposta alle sanzioni europee prese nel mese di marzo, sono alquanto sorprendenti: “… nessuna sanzione o intimidazione fermerà il Parlamento europeo o me dalla difesa dei diritti umani, della libertà e della democrazia.”

Sassoli quali diritti umani pensa di difendere? Quelli di Assange non di sicuro, visto che è trattenuto in carcere ingiustamente solo per aver svelato la verità sul sistema di spionaggio USA nei confronti delle nazioni alleate.

Non ha difeso i diritti del popolo catalano visto che in questa UE che si fa paladina di democrazia e libertà abbiamo i leader catalani eletti democraticamente dal popolo catalano in carcere.

Non ha difeso i diritti umani visto le sanzioni nei confronti del popolo Venezuelano e i finanziamenti europei al golpista Guaidò. Non ha difeso il popolo siriano visto i continui finanziamenti a fazioni mercenarie terroristiche in quel territorio e il sostegno a vergognosi bombardamenti fuori da ogni accordo internazionale.

Quando si vuol apparire quel che non si è; un politico genuflesso alle ideologie neoliberiste e al volere Usa, incapace di istaurare qualsiasi rapporto diplomatico. Un giornalista, buttatosi in politica, che si pavoneggia difensore di valori etici e di libertà ma manca di autonomia, carisma e onestà intellettuale.

L’UE ha bisogno di politici capaci di dialogare, capaci di prospettare politiche di pace e di disarmo, di collaborazione, non certo di personaggi alla Sassoli esecutori di politiche di divisione e di scontro che portano a rapporti tesi tra le nazioni e a pericoli di guerre.

L’attuale leadership europea ha fallito totalmente nella politica sanitaria, per scelte inopportune e in ritardo causando danni enormi alla popolazione e per nascondere questo fallimento si sollevano controversie con Russia e Cina disconoscendo una facile verità: il mondo migliora solo con la diplomazia, con la cooperazione e con accordi commerciali. Quando si ricorre a ritorsioni ideologiche, all’inasprimento dei rapporti diplomatici, a minacce e presenze militari, il mondo arretra e corre verso periodi di involuzione mettendo in pericolo la convivenza tra i popoli e la pace.

Seduti in stazione


Tutto è fermo
noi ad aspettare
la luna raggiunga il sole.
Quante cose non tornano
noi seduti in stazione
sognando un treno
mai in arrivo.
Non è balordo pensare
di andare oltre
se vogliamo fiori
per il domani

___ . ___


Everything is stopped
us to wait
the moon reaches the sun.
How many things do not add up
us sitting in the station
dreaming of a train
never coming.
It is not foolish to think
to go further
if we want flowers
for tomorrow

Il lago senza sorriso d’onda


Dentro le pareti, al di là di finestre chiuse
sento gente che fatica a respirare,
ombre di silenzio lunghi i viali solitari,
qualche passante senza parola, esausto.
Il cielo è buio, solcato da nubi maledette.
Sonnambulo, a zonzo, senza meta,
sofferta disperazione trattenuta tra labbra.
La luce non è più luce, ma triste riflesso,
il mondo è divenuto un angusto angolo.
Il lago senza sorriso d’onda
la riva assonnata quasi dimenticata.
Conosco l’inganno di questo vivere
ognuno assopito e rassegnato,
si sogna sull’orlo del precipizio
Ignudi dinanzi al pensare
sperando che la vita ritorni. 

___.___

The lake without a wave smile

Inside the walls, beyond closed windows
I hear people struggling to breathe,
shadows of silence along the lonely avenues,
some passerby without a word, exhausted.
The sky is dark, furrowed with cursed clouds.
Sleepwalker, stroll, aimlessly,
suffered despair held between lips.
The light is no longer light, but sad reflection,
the world has become a narrow corner.
The lake without a wave smile
the sleepy shore almost forgotten.
I know the deception of this life
each asleep and resigned,
you dream on the edge of the precipice
Ignudi in front of thinking
hoping that life will come back.

Oggi: ha senso il 25 Aprile

A me piacerebbe che da questo 25 aprile partisse una riflessione, comune ma non per questo omogenea, su quello che considero l’aspetto più singolare e straordinario della Resistenza italiana: il coraggio dell’invenzione di una società totalmente diversa che nessuno sapeva ancora come dovesse essere, perché i giovani partigiani non avevano avuto modo di sperimentare una democrazia in nessuna sua forma. La futura società per cui rischiavano la vita era dunque per loro un progetto tutto da verificare ma per il quale si era pronti a dare l’assalto al cielo.

Quel che tuttora più mi colpisce e mi entusiasma della Resistenza è la spregiudicatezza della sfida che, senza il salvagente di stati preesistenti e dei loro garanti, come era altrove in Europa, drappelli di ragazze e ragazzi provenienti da regioni diverse e che la guerra aveva casualmente aggregato su questa o quella montagna, hanno ingaggiato non per recuperare un passato conosciuto ma per conquistare un sistema del tutto sconosciuto che aveva però un pregio fantastico ed era perciò un obiettivo entusiasmante : si trattava di un mondo inesplorato ma sognato.

Proprio di questo coraggio oggi avremmo bisogno. Perché siamo arrivati ad una crisi, di cui la pandemia ha costituito solo l’allarme, così profonda per tanti aspetti tutti però intrecciati, che l’ipotesi di riparare, per farlo ancora vivacchiare, il modello attuale, nonostante qualche sicurezza che ancora garantisce, non interessa più a nessuno. O perlomeno non i più giovani.

Voglio dire che dobbiamo ritrovare quello stesso coraggio dei partigiani perché oggi è indispensabile per ripensare tutto, a cominciare dal nostro modello democratico.

Da quando nessuno sa più dove vengono realmente prese le decisioni che contano – certamente non nel Parlamento nazionale ma neppure in quello europeo visto che in realtà a dettar legge sono gli accordi del tutto privati fra i grandi gruppi multinazionali finanziari e/o industriali e i loro algoritmi – questa democrazia risulta a tal punto svuotata da apparire quasi inservibile.

stralcio da uno scritto di Luciana Castellina pubblicato dal Manifesto