Come la dea greca

Adone e Venere – Antonio Canova 1794
Come la dea greca mi dicesti:
– Più tardi – negandoti
sapevi parlare ai mortali.
Tu, tra gemme e profumi,
spumavi d’amore
come onda di mare.
Simile a Afrodite attendevi,
so che, come Efesto
avresti voluto che mi buttassi
dal dirupo d’ira ceco di gelosia
per il tuo prediletto Ares.
 
Tremò la madre terra
l’eco rabbioso del mare
giunse a noi.
Avresti voluto che
mi perdessi tra i vortici
di Scilla e Cariddi, disperandomi
come ogni innocente intruso.
Ma ragione non mi mancò,
il sole arrestò il carro celeste,
rallentando il crepuscolo.
Immobili furono
le mani e la mente,
il mio muto silenzio fu colmo,
timidamente la luna sorrise,
caddero i confini dell’amore,
un vento acerbo sollevò i veli,
tu maliziosa lasciasti che il corpo
avvincesse l’anima,
così arse il falò della vita.

L’infinitudine

 
Scheggia timida nel mondo
audacia rivolta al buio.
Aggrappata al cielo, nuda
biondeggi spiga sottile,
profani l’occaso, nemmeno
il sacro è innocente luce.
Aspetti nel fienile d’orgoglio,
mugola il dentro, arrotoli
parole in fessure di rancore.
Non viaggiare in me,
ti perdi e ti riprendi,
frusti verità da baciapile,
incalzando l’ombra assopita.
Smarrita, nella bisaccia del pensiero
l’infinitudine ci insegue,
improvvisa l’incerta afasia
mette i corpi a tacere.
Annegato nel bicchiere vuoto
balla l’universo femminile,
l’ultima menzogna d’uomo
offusca la bellezza nella notte

Eterna bellezza

Amore e Psiche – Canova 1757 – 1822

 

Ammirare le sculture di Canova, di Rodin o scrutare tra le poesie di J.Keats  in cerca di quella leggera brezza creativa che dia compiutezza ad una riflessione sul proprio vivere, sulla propria esistenza, mi ha portato a evidenziare alcune bellissime Odi di una perfezione senza tempo. Il suo attaccamento all’arte greca, la sua immensa immaginazione l’ha portato a scrivere versi di stupenda passione e sensualità. L’Ode a un’urna greca ha una simbiosi d’armonia tra l’idea di arte e di bellezza tanto da suscitare una profonda riflessione filosofica sul concetto di arte e bellezza.
Nella quinta strofa dell’ode, gli ultimi versi:
“Bellezza è verità, verità bellezza
Sulla terra sapete, è quanto basta 
sono di una creatività, di una intensità, di una originalità senza uguali, sono senza tempo.
Che cos’è la bellezza?  E’ una percezione, un’emozione di armonia, di eufonia che ci può dare un’opera d’arte, una persona, una visone della natura, un oggetto, un qualcosa di conscio e inconscio che ci appaga e ci soddisfa con un’immediata sensazione di bello. Spesso l’idea di bello è soggettiva, ma c’è una bellezza oggettiva che è legata ad aspetti particolari di proporzione, di armonia, che ci porta a condividere con molti altri il senso di bellezza.
Nell’antichità classica, la bellezza è indiscutibilmente legata al concetto di bontà, a parere dei filosofi antichi era la forma più sublime di intelligenza. Nella filosofia del Simposio” la bellezza ricevette la sorte di essere ciò che è più manifesto e più degno d’amore”di Platone la bellezza è associata all’eros. Nel Medioevo la bellezza è rappresentata da Dio nella sua perfezione, nel Rinascimento la bellezza la si trova nell’armonia e nelle proporzioni, Kant la espone essenzialmente nel sentimento . Nell’800 Stendhal scrive” che la bellezza è una promessa di felicità”, qui si esprime il carattere intuitivo e soggettivo della bellezza come se non fosse possibile trovare un canone unico, ma ci si potesse avvicinare e conoscere la bellezza solo attraverso la propria soggettività, la propria sensibilità d’animo.
In Nietzsche, soprattutto nella “Nascita della tragedia” si afferma che la bellezza è sempre e solo una “bella apparenza.” Per lui il concetto filosofico di bellezza è una commistione tra l’apollineo e il dionisiaco. Apollo dio della bellezza, Dionisio dio del Phatos, della vita, proprio questo intrecciarsi di opposti, questo connubio tra due impulsi totalmente diversi porta a una coesistenza di armonia, a un miracolo metafisico che è alla base della civiltà ellenica. 
Dostoevskij nell’Idiota quando fa chiedere da Ippolit al pricipe Myskin che cos’è la bellezza dirà: “la bellezza salverà il mondo”,ebbene cosa ci vuol comunicare, se non che la bellezza può e deve fare non è redimere la vita dalla sua finitezza, ma passare attraverso le sofferenze e i dolori che rendono tale la vita. La bellezza che ci indica è la bellezza interiore, legata ai valori, verso la ricerca di un’elevazione dello spirito.  
Oggi, invece, si fa un uso a volte superficiale e banale, improprio della bellezza, che ha poco a che fare con l’estetica e il suo valore intrinseco. Il mondo non migliorerà solo con l’immagine, l’apparire, l’essere ciò che non si è, occorre recuperare il senso d’identità, di valori, di sostanza. La bellezza è la via per educare verso un nuovo umanesimo e autonomia di pensiero, curare l’estetica dei luoghi, dei comportamenti, dei discorsi delle relazioni, dare profondità di formazione dell’uomo.   

Letture

Umberto Boccioni 1882- 1916

Spesso mi capita di leggere contemporaneamente più libri, è una cosa che mi affascina, prendere in mano un autore, scrutare il suo scrivere e poi lasciarlo in sospeso e aspettare il tempo necessario per maturare ciò che mi ha trasmesso. Assimilare, basta poco, altre volte serve più tempo per consultare, approfondire, digerire formule, aspetti del suo pensare, così nel frattempo leggo altro.

Sto leggendo, quasi alla fine “Le notti bianche” di Dostoevskij, Cuore di pietra” di Vassalli e “ La piega” di Deleuze,  questi ultimi due sono una rilettura. Un’altra mia abitudine è rileggere a distanza di anni letture già fatte, capire ciò che mi comunicano di nuovo e trovo sempre qualcosa di inesplorato.

Nel breve scritto di Dostoevskij ho trovato nell’evidenziare il suo sottile insegnamento, nel tracciare un’impronta, un’attualità e una modernità davvero essenziali. La storia del giovane scrittore, che per quattro notti girovaga per le vie di San Pietroburgo evidenziando la sua solitudine, l’alienazione, l’isolamento, l’incomunicabilità verso gli altri pur conoscendo molte persone è riconducibile facilmente al senso di solitudine di oggi che spesso s’impadronisce dell’animo giovanile. Il suo fantasticare, chiudersi e viaggiare nella vita immaginaria, il fuggire la realtà della vita, lo porta a cercare l’incontro con Nasten’ka una giovanissima donna. Il loro conoscersi porta il giovane scrittore a innamorarsi. La forza di questo incontro reale, di questo innamoramento, supera ogni sogno, anche il più fantastico ed elaborato della vita precedente, dopo nulla sarà come prima. E’ la metafora di un cammino verso la maturazione, l’uscita di una solitudine immatura, la ricerca di se stesso, il crescere sentimentale da giovane ad adulto.

Folli d’amore

La Butte Montmartre – Brassai

Sto su un pendio scosceso
dentro gradini di silenzio
Tu stai appesa con le dita
alla vanitosa ragnatela dei fianchi
Nella daltonica notte un timido
rossore già germoglia in brace
La tua bocca sa d’oliva matura
mugghia il cielo tra le lenzuola
Il corpo sazio mormora fragilità
Un rantolo di girasole ci disseta
è il bere dei folli d’amore.

Una metafora di rizoma

Nel cielo assente una metafora
di rizoma loquace mormora
il suo molteplice divenire,
sorseggia il sole indispettito
sul baratro dell’inquieto.
Galleggia in un lago di vacuità,
ascolta il tempo lento
di canti senza suono.
L’odore della conoscenza
ha sorgente di noia.
Zoppica il nulla chiudendo le dita,
prospera la ruggine oziosa
tra zolle d’incomprensione.
Rivolto lo sguardo sazio di corpi,
vaglio il venire a te
come un’onda sparsa
ripara intrepida nel porto.

Maledetto quel …

Edward Cucuel (1875-1954)
Maledetto quel giorno
tu scivolasti via 
mi dicesti lui mi ama.
Ti negasti e il mio
orgoglio mi frantumò.
Vissi su scogli di luce nera,
come Giasone a Medea
non seppi dare certezze,
ti amai davvero terra mia.
Gelosa sei morta di gelosia,
duro è l’abbandono a Nasso
isola arida e infingarda
come in Arianna con Teseo
forte è la tristezza.
T’invaghì tanto pure Dionisio
atroce fu l’inganno,
di nuovo l’arcaica storia
l’uomo tradì la donna.
Ora tu come Arianna e Medea
rapita d’abbaglio anneghi
nella marea della rivalsa.
E’ l’aria della mia anima
che cerchi compagna
di ieri, saprò ancora
amarti come allora.

Maggio…

Lee Miller – Musa-modella 1931
e venne maggio, l’aria leggera e frivoladi nuovo a due passi,
con la distanza ho voglia di abbracciarti. L’acqua del lago è sincera.
Che strana quiete, colma d’indicibile dolcezza.
L’abbozzo di un tuo sorriso mi veste a festabelle le tue labbra rosse, 
sono petali di rogo già nella mia mente, là in fondo
l’orizzonte s’allarga, grazie alla tua compagnia ora so
che anche il niente, con te vicino, è il più bel sentimento.

Alcune domande sulla vicenda Silvia Romano

Nessuna polemica è giusto fare sulla vicenda individuale della ragazza rapita, c’è da rallegrasi che sia ritornata a casa dalla sua famiglia sana e salva. Nessuna intromissione sulla sua scelta consapevole di aderire o no alla religione musulmana, mancherebbe che non si riconosca il diritto di libertà religiosa. Occorreva fare il possibile per riaverla, precisato questo però alcune domande vanno poste con decisione:

  • Come è possibile che alcune ONLUS continuino a mandare allo sbaraglio persone volontarie senza protezioni reali di sicurezza in taluni paesi a dire poco pericolosi.
  • Perché debba pagare il riscatto sempre e solo lo Stato e queste associazioni non pagano mai le conseguenze dei loro errori e misfatti.
  • Lo Stato pagando il riscatto per il rilascio ( si parla almeno di 4 milioni) finisce di fatto per finanziare bande di terroristi islamici.

Il tempo svanì nell’attesa

Morning sun – Edward Hopper 1952

Ho atteso con trepidazione la primavera, come fossi sulla battigia aspettando l’onda. L’attesa di un apparire, di qualcosa che avesse il suo divenire sfuggevole. Leggera, anzi leggerissima, quasi fosse aria trattenuta tra le mie dita, effimera come la speranza in balia di una brezza mutevole. 

L’attesa era lì tremolante, quasi senza approdo sulla punta del cuore, dibattuta da emozioni. Intravvedevo appena le sembianze della sua sagoma dai contorni eterei, la figura diafana svanì. La primavera si nascose e scivolò via come seta sulla pelle, nuda tra lenzuola ancora calde, nella sua bellezza scoprii la fragilità del suo essere. La leggera eleganza di un corpo spogliato, delicato e sensuale. L’attesa mi sedusse, poi come incerta evanescenza si dileguò. 

Volli allora essere rapace, inseguirla dall’alto, guardare di nuovo nel vuoto, cercarla nelle stanze dell’assenza, rincorrerla rischiando pur di ritrovarla.  Era il tempo della vita, una metafora, nell’attesa, tutto era volato via, nessuna traccia seppur lieve ho ritrovato.

Viaggiare sui libri

Nella mia vita ho viaggiato molto, ma non moltissimo, verso disparate mete, mai spiagge o isole esotiche, spesso richiamato dalla bellezza del nostro mediterraneo e delle montagne. L’Europa l’ho solcata piuttosto bene, ho frequentato musei, città e borghi storici, zone poco turistiche per conoscere tradizioni, abitudini, modi di vivere senza intermediari a mistificare la realtà. A volte però, forse per pigrizia o per curiosità, ho viaggiato sui libri, leggendo, approfondendo, assimilando conoscenze, storie, fatti a me sconosciuti. Di alcuni editori mi sono fidato ciecamente, senz’altro: la vecchia Einaudi, Adelphi, Sellerio e Iperborea le mie preferite, alle loro collane e cataloghi mi sono rivolto fiducioso e sono stato ricambiato con affetto, di queste negli ultimi anni spesso ho ricorso a libri dell’ Iperborea. Mi chiedete perché? Semplice mi hanno permesso di frequentare storie, tradizioni dei popoli del nord, i loro ambienti, il loro rapporto con la natura e la loro cultura. Ho letto parecchi autori, mi soffermo solo su alcuni per ragioni anche di brevità e per il fatto che le loro opere, il loro scrivere mi ha lasciato qualcosa di originale e di profondamente umano. Cito solamente: Per Olov Enquist, svedese; Arto Paasilinna, finlandese; Halldor Laxness, irlandese. Del primo ho letto parecchio: Il libro di Blanche e Marie, Un’altra vita, La partenza dei musicanti e recentemente Medico di Corte. Un autore che sa narrare fatti storici con attendibilità e usa un linguaggio semplice che coinvolge umanamente il lettore. Paasilinna è finlandese, piuttosto conosciuto, di lui ho letto: Piccoli suicidi e L’anno della lepre, ha uno stile ironico, narra con distacco e spesso stupisce con il suo humor. Nel L’anno della lepre racconta di un viaggio, iniziato con una lepre ferita e messa in tasca, attraverso il nord del suo paese, pieno di vicissitudini e qualche riferimento storico descrivendo l’ambiente naturale incontaminato quasi da favola del suo paese. Il terzo Laxness, irlandese, non lo conoscevo assolutamente, ma leggendo Gente indipendente, mi ha coinvolto profondamente per il suo narrare immediato, diretto, senza retorica. Racconta in questo libro la vita di un allevatore irlandese, della sua fattoria, della fatica e dei sacrifici, della lotta contro l’ambiente naturale e le ostilità umane. Una storia lunga una vita, come metafora, per portare alla luce la storia e le vicissitudini, il desiderio di indipendenza del suo popolo.

Franco Cordero

C’è tanta tristezza nell’apprendere che oggi è deceduto Franco Cordero.
E’ stato autore di numerosi testi giuridici, tra cui una fondamentale opera come il ” Manuale di Procedura Penale” costantemente aggiornato negli anni. Scrittore e saggista di grande valore, polemista raffinato, uomo di grande cultura e spessore morale.
Con lui scompare un intellettuale tra i più raffinati e poliedrici della cultura italiana.
Nato a Cuneo nel 1928, ha attraversato l’intero secolo scorso lasciando una traccia indelebile non solo nel campo giuridico del diritto, ma anche in quelli del pensiero filosofico, teologico e della letteratura. Sono suoi i romanzi: Genus, Opus, Bellum civile, L’armatura, Savonarola, Morbo italico, l’ultimo suo lavoro “La tredicesima cattedra” uscirà  fra qualche settimana.
La sua etica lucida, incisiva e graffiante è una luce limpida di cui si ha un estremo bisogno ancora oggi.

Come dimenticare Friedrich

In gioventù tanto mi hai dato

tra le righe dei tuoi splendidi versi

ho conosciuto l’ineguagliabile bellezza

Avvinto dai tuoi canti

appresi dei, miti e incanti

della classica Grecia antica 

Assaporai elegie e liriche

come dimenticare Diotima , musa

che t’ispirò cotanta armonia

Le odi Iperione e Empedocle

poesie d’immortale liricità

ci hai lasciato come eredità

Dalla “torre” hai continuato

rigenerando tutti noi in ciò

che avevamo dentro.