Film d’autore

Angel-A di Luc Besson (2005)


Un raffinato e intimo tributo, un omaggio alla città di Parigi, un manifesto estetico che dona libertà e spazio, che lascia alle spalle le strette vie del passato per aprirsi con speranza in un ampio presente. Un ” bianco e nero ” d’autore che attraversa scavando e scovando miti e luoghi cult della capitale francese.
Un uomo disperato, incapace di prendersi cura di se compierà l’unico gesto di coraggio della sua vita salvando dalle acque della Senna una ragazza di eterea bellezza, gli opposti che si incontrano. Lei per sdebitarsi diverrà il suo “angelo custode”.
Una fiaba moderna, delicata, profonda, capace di far riflettere sulla morale e il valore della vita. Alla fine sia l’angelo che il suo protetto s’accorgeranno di non poter far meno uno dell’altro, l’acqua sarà elemento di purificazione e la speranza l’alba di un nuovo percorso.

Cast: Rie Rasmussen e Jamel Debbouze

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Le stagioni del pensiero


Nell’oceano
dalle correnti contaminate
fluttuano onde di pensieri
pieghe
di macchine desideranti
Nel nulla selvaggio
ascolto un grido
a volto nudo
essenziale
squarcio cruento
d’anima migrante

Il divenire

Oltre confine
il fuori
caos seducente
libera il desiderio
dalle catene del dominio
dell’identità
conscio sarà
il pensare assoluto.

Stasera

William Blake – Newton


E‘ l’imbrunire,
il vento muto scioglie
l’ombra della luce.
Solo, sorseggio lo spazio
tra lago e monti,
del passero il frullo s’accheta,
nel cielo del tempo
mi aspetto.

So, di ascoltarmi
vivo albe e tramonti,
l’esistenza, ragazza in fiore,
non è mai se stessa,
nato dal niente
corro nell’assurda
antinomia della vita.
Io e te siamo
argine alla grandine,
stasera
guarderò la luna
con te sulle ginocchia.

Da ragazzo

CentraRenato Guttuso – nudo di donna



Da ragazzo

mi arrampicavo

cercando l’orizzonte,

se si ama si vuole

sempre l’infinito.

E’ giugno e

cerco il tramonto,

l’istante in cui

il demone afferra

il cielo e la terra.

Poi, la sera

invita la notte,

il suono del silenzio,

appoggiato

al davanzale della vita

vivo il tempo,

mi par allora

di ascoltare la tua voce,

è corda di violino

mi racconta di te.

Danzano gli dei

nei campi di luna,

domani il sole sarà

alto tra i filari

della vita.


Antichi fuochi

Renato Guttuso – Figura Femminile 1985



Di luce
arde il cielo,
antichi fuochi
nell’apogeo.
Spighe mature
ammiccano
timidi fiordalisi.
Un bacio
di rugiada
sulle labbra
di grano.

Salomé
nuda e dannata
danza
attorno un falò
nel solstizio d’estate.

Orto
di terra calda
ho sete
dei tuoi fianchi,
ho fame
d’ombra solcata
dalla luna.
Hai l’aroma
di ciò
che amo,
io vivo
la tua viva terra.

Gocce di pelle

A. William Bouguereau – Il bagno 1879


Sui petali del letto
ho lasciato l’ira
con voce negata.
Non m’inganni sai
l’amore mischia l’innocenza,
il sangue urla
raccogliendo l’istinto.
Pazzo d’amore
t’assedio,
cerco il ventre.
Baci e mordi
insieme sciupiamo
gocce di pelle.
Avrei voluto dirti
chissà cosa,
ma le parole sorde,
prima dell’alba,
nel deserto si son perse.

Farfalla in cerca di orizzonti



Mi avevi già salutato due volte, con quella smania che hai in viso quando stai per partire. Avrei dovuto esser abituato oramai ai tuoi arrivederci. Viaggiare è la tua vita, a volte ne abbiamo discusso, la voglia di nuovo è in te, nella tua indole, nei tuoi gesti, nelle tue vene, perfino il ritmo del tuo pensare in quei momenti si fa frenetico.
Sei una farfalla, hai bisogno sempre di una finestra da cui fuggire, cercare nuovi orizzonti, non c’è rete che ti possa contenere, anzi è la piena libertà, l’apertura d’ali piena che ti dona quiete. Talvolta ti osservo, la mia tranquillità s’arriccia, tu credi che sia monotonia ,ma dentro a volte ho l’animo strappato. Pure io amo orizzonti nuovi, diversi, ma ho altri tempi, altri ritmi, stringo le labbra come arse, trattengo a stento le parole. Attimi tremendi, rasoiate di paura, paura di perderti, anche se possederti non è il mio vanto, ma averti, saperti al mio fianco per tua scelta.
Se tu mi vedessi bene, nella tua premura di partire, quanto sottile è la mia fragilità in quegli istanti, quanta dolcezza c’è al di là di un manto a volte scorbutico, capiresti il delicato subbuglio che celo dentro. Non faccio nulla per fermarti, a volte qualche parola gutturale di troppo, non so se per orgoglio o per amore.
So cosa ti tenta, so il canto del tuo pensare, conosco i tuoi occhi già altrove, sei un leggero soffio che diviene brezza mattutina. Nella mia isola la musica è la stessa ad ogni tua partenza, è l’adagio per violoncello di Dvorak, un suono profondo, inestricabile, un ondeggiare di passione dai suoni melodici e gravi.
Il tuo volo è alto e la mia testardaggine cesella il carattere. Allineo i giorni vuoti, fatti d’assenza, vorrei violare le tue labbra, il tuo ventre, non so se per passione o altro. Nelle notti che non prendo sonno, penso ai nostri bagliori, al nostro rincorrersi sull’acciottolato, ai viottoli dei nostri litigi, al mio volto avvelenato, al tuo orecchio sordo, alla nube dei tuoi rimproveri, alla bufera delle mie imprecazioni.
Tu sei così, libera, l’assenza è la tua presenza, forse ti amo per le mancanze, così sento il peso del tuo amare, la tua intelligenza, la forza della tua personalità.
Tutto poteva spegnersi nella debolezza della lontananza, annegare negli improvvisi temporali, cadere nei crepacci della vita, invece è la fermezza d’intenti che fa da baluardo al tempo.
Le mie dita nervose puntate al cielo, al tuo ritorno il tuo bacio m’attutisce il grido, la nostra vita dopo anni è un bilocale per giovani amanti, dove un sole maturo e intelligente, puntuale, buca i vetri e riscalda le vene tra le lenzuola bianche.