Farfalla in cerca di orizzonti



Mi avevi già salutato due volte, con quella smania che hai in viso quando stai per partire. Avrei dovuto esser abituato oramai ai tuoi arrivederci. Viaggiare è la tua vita, a volte ne abbiamo discusso, la voglia di nuovo è in te, nella tua indole, nei tuoi gesti, nelle tue vene, perfino il ritmo del tuo pensare in quei momenti si fa frenetico.
Sei una farfalla, hai bisogno sempre di una finestra da cui fuggire, cercare nuovi orizzonti, non c’è rete che ti possa contenere, anzi è la piena libertà, l’apertura d’ali piena che ti dona quiete. Talvolta ti osservo, la mia tranquillità s’arriccia, tu credi che sia monotonia ,ma dentro a volte ho l’animo strappato. Pure io amo orizzonti nuovi, diversi, ma ho altri tempi, altri ritmi, stringo le labbra come arse, trattengo a stento le parole. Attimi tremendi, rasoiate di paura, paura di perderti, anche se possederti non è il mio vanto, ma averti, saperti al mio fianco per tua scelta.
Se tu mi vedessi bene, nella tua premura di partire, quanto sottile è la mia fragilità in quegli istanti, quanta dolcezza c’è al di là di un manto a volte scorbutico, capiresti il delicato subbuglio che celo dentro. Non faccio nulla per fermarti, a volte qualche parola gutturale di troppo, non so se per orgoglio o per amore.
So cosa ti tenta, so il canto del tuo pensare, conosco i tuoi occhi già altrove, sei un leggero soffio che diviene brezza mattutina. Nella mia isola la musica è la stessa ad ogni tua partenza, è l’adagio per violoncello di Dvorak, un suono profondo, inestricabile, un ondeggiare di passione dai suoni melodici e gravi.
Il tuo volo è alto e la mia testardaggine cesella il carattere. Allineo i giorni vuoti, fatti d’assenza, vorrei violare le tue labbra, il tuo ventre, non so se per passione o altro. Nelle notti che non prendo sonno, penso ai nostri bagliori, al nostro rincorrersi sull’acciottolato, ai viottoli dei nostri litigi, al mio volto avvelenato, al tuo orecchio sordo, alla nube dei tuoi rimproveri, alla bufera delle mie imprecazioni.
Tu sei così, libera, l’assenza è la tua presenza, forse ti amo per le mancanze, così sento il peso del tuo amare, la tua intelligenza, la forza della tua personalità.
Tutto poteva spegnersi nella debolezza della lontananza, annegare negli improvvisi temporali, cadere nei crepacci della vita, invece è la fermezza d’intenti che fa da baluardo al tempo.
Le mie dita nervose puntate al cielo, al tuo ritorno il tuo bacio m’attutisce il grido, la nostra vita dopo anni è un bilocale per giovani amanti, dove un sole maturo e intelligente, puntuale, buca i vetri e riscalda le vene tra le lenzuola bianche.
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