La Poesia

Renato Guttuso – Nudo

La poesia è vita, anche se scarna, priva di grande ascendente letterario, è vita,
un modo semplice, ritmato, a volte istintivo di raccontare e raccontarsi,
è voce, sussurro, grido disperato di vita, è gioia, peccato, serenità a fior di pelle.
Questa umanità, multiforme, soffocata, affogata nella cecità, disfatta nella coscienza, ha un forte bisogno di vita, di etica non moralistica. La poesia sa tradurre ciò in semplicità, sa comunicare sentimenti, stati d’animo, situazioni di umanità profonda.

Il vero dramma dell’uomo è il vedersi cenere, senza speranza o il vedersi senza limiti, quasi onnipotente. Il vero atto liberatorio è il costruirsi il proprio divenire e la poesia, anche se scarna è atto liberatorio, è la traccia che indica senza esitazione l’uscita dal deserto della solitudine.
La poesia è vivere il proprio tempo in compagnia della vita.
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Seguo i tuoi passi

Renato Guttuso 1980 – Nudo sdraiato –
E’ la tua voglia
che riempie la sera
lungo il lago,
ho solo occhi per te
selvaggia luce
del mio pensare.
Seguo i tuoi passi
scanditi, ritmati
di peccato.

Arriva la luna
nel dissennato cielo
senza pudore,
il cuore agitato
matura i fianchi.
Sei qui nel caldo giugno
e mi avveleni,
il nostro letto
è un campo di grano,
s’arriccia l’inguine
urlano le spighe sazie.
La sera è viva
e solo noi capiamo
il litigare di passeri.
Domani ancora il sole
ci ruberà baci.

Amo giugno









William Bourguereau – Riposo al raccolto –

Nelle giornate di giugno
io muoio, rinasco
e muoio ancora.
Io e te soli
nel bisbigliare
di covoni maturi
con l’arsura
che raspa in gola.
Singhiozzano
papaveri e fiordalisi
tra spighe affogate di sole.

Io parlo, mi racconto
e tu?
Tu assapori affetti e istinti.
Amo giugno,
il tuo pudico indugiare
le fiammate che mi dai.

Amo
il tuo corpo che mi cattura
la tua bocca dai baci selvaggi
l’orlo tenero dei seni ignudi
il fuoco dei tuoi occhi accesi
i gesti di femmina maliziosa.
Amo
le cascate dei tuoi rimproveri
i morsi di vita che mi lasci
i tuoi improvvisi dinieghi
il rivoltarsi stanchi tra lenzuola
la carne tormentata dalle dita.

Amo
fermarmi qui, nel tuo labirinto,
adagiare la testa sul tuo ventre
ascoltare i tuoi cigolii di timidezza,
amo te,
brucio gli anni
nella tua calda e nuda terra.