Tra i sapori

Tra i sapori della terra
raccolsi
baci rifiutati,
spersa tra nebbie rapaci
un rantolo
ebbe la campagna.
Mi cibai di te
tra i solchi arati,
come in un gheriglio
mi abbandonai
nella brace dei tuoi occhi.
Ti guardai 
come se tu fossi
l’orlo del mondo
e la tua voce
dette allegria ai corpi
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In cerca di Persefone

S’acquieta il sole
umida palpita l’aria,
drappi d’ombra
tra i filari spogli.
L’olmo lascia le foglie
con l’ultimo orgoglio.
Autunno, di casa,
è già sulle colline,
nei campi
sfumano i colori,
il vento strazia la luce .
In cerca di Persefone
Demetra soffre,
affranta è scesa
tra gli uomini e la terra
ha il sapore del silenzio.
Tu al mio fianco
il divenire guardiamo
nel lontano orizzonte.

Filo di Arianna

Quasi in disparte, al riparo dalle onde lunghe del lago, giocavo con la mente nella solitudine dei pensieri, il battito del cuore mi donava ansia di purgatorio. Tu eri lì, poco lontano a piedi scalzi sull’arena, ingannevole allegria, ti osservavo, vestita di bianco, coi fianchi delicati, i capelli ondulati e liberi, sagoma di un corpo attraente e poi quel malizioso e timido sorriso sulle labbra a cui non so resistere. A piccoli passi venivi verso di me. Capii subito che questo tuo “gioco leggero” mi avrebbe preso, i tuoi occhi scuri e profondi, calmi come il silenzio mi parlavano. Quante volte ci siamo annullati e poi ritrovati, parole giuste mischiate a urla insensate, sentimenti calpestati e consumati.
Ostinati, abbiamo corso ad occhi chiusi, siamo stati sordi alla poesia del vivere, galleggiato nel vuoto quando alla finestra c’era aria fresca..
Fughe e ritorni, quante volte nel labirinto della vita, sei stata il mio filo di Arianna.
Oggi le rughe sul viso solcano stagioni diverse d’età, Teseo ha fatto promesse e poi quante volte ti ha abbandonato a Nasso, e tu nell’isola della solitudine con ali leggere giocando con l’orizzonte lontano hai sempre saputo spiccare il volo, distinguere l’arcobaleno da un variopinto aquilone.
Io invidio questa tua passione d’amare, questo tuo desiderio di osare, tu sai essere libera, nessuno può possederti, fermarti, né sogni, né illusioni. Tu sei il tempo allegro dell’alba di una notte d’amore, tu vivi libera e in te mi ci ritrovo. Pudica e tenera, audace e blasfema, peccato e innocenza, cosa nascondi veramente nei drappi del tuo cuore? Sei tu mela asprigna, sei tu l’odore sanguigno di donna, sei tu selvaggia e raffinata che dai sapore alla vita. Quando appoggio con tenerezza il mio capo sul tuo ventre, ascolto il tuo silenzio, piano piano la tua brace parla alla mia brama, mi consumo e in quegli attimi so chi sei, ti riconosco. Così ti ascolto, è l’acqua di lago che parla, mi narra di te, delle tue speranze, mi sembra di essere in un podere di frutti dorati, dove il profumo ti mette allegria. Ho voglia di ascoltarti, come forse non ho mai fatto, ho voglia di capire le tue parole mute, ora so che saperti vicina mi fa stare bene.

Tra i filari del tacere


Maggie Cheung


Tra i filari del tacere
sento un urlo di silenzio,
è l’anima che danza
nel bosco del tempo.
L’ombra d’inquietudine
sale quasi fosse
nebbia ambrata,
nella poca luce scorgo
la sagoma del tuo corpo,
sola, passo dopo passo
giochi con la giostra dei pensieri,
io t’osservo, cercando
le parole giuste,
ricamando tra i chiaroscuri
i colori del ritrovarci.
Frusto l’anima scalza
fin quando un sorriso
mi scappa, c’è la luna
a farmi compagnia
e la mia notte ha l’alba
con le tue sembianze nel cuore.

Nebbie ambrate





Nebbie ambrate
d’ inutile orgoglio.
Di te, soltanto
amo i contorni,
i baci velenosi,
la brace dei fianchi.

Muto
con l’anima scalza,
alla fine,
col silenzio dentro,
ti parlo
aspettando
quei baci che Catullo
chiese a Lesbia.

Io t’amo
con timidezza
tra i tuoi seni,
sento il peso lieve
delle parole mai dette.