L’arrivo

Bouguereau William – Dopo il bagno 1875

Come altre volte attendevo il tuo arrivo, il treno ancora non si scorgeva e passo dopo passo sul selciato della banchina scandivo la mia attesa. Emozioni di solitudine, lente, disperse nella luce ormai spenta del tramonto. In quel farsi sera c’era profondo il desiderio di te.
Tu lo sai null’altro mi ricompensa, ne le acque dolci del lago, ne il vociare allegro del borgo, solo il tuo arrivare mi prendeva il cuore.
Nell’angolo del tempo saliva la voglia di gustare la tua presenza, come una bruma forte, insistente, serale mi avvolgeva. Dentro un vapore di tenera inquietudine mi strinse, semplice sarebbe stato vivere d’annoiato, ma già ebbi fame e sete, fame delle tue labbra, sete dei tuoi baci.
Sete impura, ma ingenua e immensa, mi scorse tra le zolle della vita, quasi un urlo muto scalfì la mia calma, svanì il silenzio e tu scendendo dal treno già percorrevi i filari della nostra vigna, del nostro amarci. Avevi occhi grandi, una dolcezza timida e nascosta, nessun tratto del tuo incedere mi persi, lentamente abbozzasti un sorriso, ampio e due sottili rughe scavarono il tuo sguardo, semplice fu catturami così d’istinto. In quel breve spazio tra lago e cielo capii quanto avessi bisogno di te, qualcosa di nuovo ci stava cingendo, non ebbi malizia, ne ambizione, solo un tumultuoso e intimo mareggiare. Vidi il mio orizzonte, ti abbracciai teneramente, le tue labbra si posarono sulle mie, il tepore del tuo corpo già s’infilava nelle mie vene, senza volerlo i miei occhi morirono sulle forme morbide dei tuoi fianchi.
La mia mente era nuda, senza parole, ritto davanti a te, in balia del mio amarti, mi raggomitolai tra le tue braccia, il sapore di te fu sapore di lago, di terra, ci incamminammo verso casa certi che fino all’alba ci saremmo stretti nei sogni.
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Le Spiagge del corpo

Bouguereau W. – Le due bagnanti 1884

Sulle spiagge
del tuo corpo
isola mia
vivo il mattino,
nel grembo del lago
ogni parola stringe,
tra sorsi di labbra
la strada avvince
il senso dell’animo.
Tra la mente dei corpi
il silenzio ha toni duri,
ammutoliti gli occhi
sfuma l’eco
nella vetrata d’alba,
stride il gusto
di bocche baciate,
sull’acqua degli dei
le sobrie dita
camminano

Come lucertola

E. Munch – Nudo (1913)




In questo mese di sole negato, l’ultima lucertola si è rifugiata, così io sto avvolto nell’apparente indifferenza, tormentato dentro, in cerca di un raggio di luce.
Disordinato, ma sincero, d’istinto faccio capriole tra pensieri, sento il vocio delle ore, bramo semplicità e mi chiedo come sono capitato tra le tue lenzuola.
Trafitto dal vento insistente che mi ha condotto a te, evito gli stagni della mente,
cerco il sorriso del fiore di loto.
Guardo il terso azzurro del cielo, sento il profumo del lago
e il silenzio dell’acqua ancora mi parla di te. Amo il tuo indugiare, i tuoi repentini cambiamenti, amo i tuoi errori, di te amo l’imperfezione,
amo la donna sbagliata,
amo la tua intelligenza, amo la tua bellezza scombinata,
il tuo osare audace.

Amo il nostro mondo di piccole cose, amo il nostro stare insieme disordinato,
sparso nell’oceano dei giorni, amo la voglia che mi obbliga a cercarti,
amo il fuoco che mi dai,
amo, quando insieme, tra le coperte cerchiamo l’infinito.