Viviamo teneramente l’essenziale

Purcell – Dido and Aenean  Balletto alla Scala
…a proposito di vita:
L’errore consiste nel credere che la vita è tragica perché misera. In realtà può essere sconvolgente e magnifica, ecco tutta la sua tragedia. Senza la bellezza, l’amore o il pericolo sarebbe quasi facile vivere…”
A. Camus
Ami e ami davvero, nel tempo sbriciolato hai occhi di respiro tenero, insegui un soffio, un sussurro d’abbraccio. Canti e vivi oltre i confini, liberi pensieri nella mente senza tramonti, con candore primitivo, cerchi e rapisci l’istante.
Un bacio dato per gioco, labbra delicate sorridono come piume allegre,
nelle pieghe già hai l’attesa.
Celata timidezza, esiti, indugi, nei gesti intimi hai garbo e pudore, l’anima ignuda come il corpo.
Ti spogli, teso il ventre, lentamente declini timidezza ai fianchi, l’attimo diviene fuoco. Selvatica graffi il lino di lenzuola innocenti, divori la notte e io adagiato sulle calde forme trabocco nell’eleganza nuda dei sentimenti.
Nella tua terra di zolle tenere, nel tuo lago di onde calde
io annego nell’agrodolce dell’amore.
Con lo sguardo fisso su di te, nel silenzio dei respiri consumati,
viviamo teneramente l’essenziale.
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MARIA JOAO PIRES


Maria Joao Pires è una pianista portoghese, nata a Lisbona nel 1944, iniziò gli studi di pianoforte in età giovanissima e dopo il Conservatorio si perfezionò sotto la guida di Rosi Schmid a Monaco e di Karl Engel ad Hannover. Nel 1970 s’impose all’attenzione vincendo il Concorso Beethoven di Bruxelles.
Rinomata in particolare per le sue interpretazioni mozartiane, indimenticabili quelle con i Wiener Philharmoniker diretti da Claudio Abbado, eccellente pure l’esecuzione dei Notturni di Chopin.
Maria Joao è persona molto schiva, lontana dai clamori della musica spettacolo, è una pianista dalle mani e dita piene di musica, di umanità e di bellezza assoluta.

L’artista oltre all’attività di solista affianca una proficua collaborazione con il violinista francese Augustin Dumay e il violoncellista Jian Wang nell’esecuzione di musica da camera.

Maria Joao Pires è una pianista raffinata, dal tocco di remota malinconia che ascoltarla lascia con il fiato sospeso. Il suo suonare è limpido, cristallino, quasi assoluto, di elevatissima spiritualità, è il materializzarsi di uno stato di sofferenza interiore che ha radici in una profonda umanità.
Tra le sue performance ricordo:
– Mozart: integrale delle Sonate per piano
– Mozart: Piano Trios
– Chopin: I Notturni
– Schubert: Improvvisi
– Brahms: Piano Trios

Alba acerba

William Bouguereau – Bagnante – 1870


Nell’alba acerba
Lucertola mia
solitaria come il lago
nelle gelide nebbie
affoghi i tuoi silenzi
avida di sole


Tutto tace solo
lo sbattere stanco d’ali
nei campi assonnati
tra scaglie di brina
lo sguardo disperato
di Demetra cerca Proserpina

Inverno canaglia
come Ade
con l’assurdo in faccia
sarchi l’anima
scombinato
dal tuo indugiare
io certo aspetto
il risveglio

La luce della nuda eleganza dei sentimenti

Bouguerau William – L’onda (1896)

Pochi gradini e poi l’avrebbe rivisto. Già sulla porta in attesa d’incontrarlo, una timida luce dentro la scuoteva. Amava i suoi modi raffinati, quasi aristocratici, la sua presenza, amava la sua voce roca e calma.

Lui era garbato, premuroso, deciso, la sua sicurezza la faceva sentire a suo agio, una signora, una donna desiderata e di delicata sensualità.
Sorseggiarono un brandy, parlando del loro stare insieme, lui vicino alla finestra gettò lo sguardo oltre, verso il lago, lei seduta sul divano ricamò pensieri, nelle pause studiò i gesti dell’uomo che amava, sapeva che era un amore rischioso, sofferto, ma nulla pretendeva se non sentirsi donna, cullarsi nella sua piena femminilità, così come appagata si sentiva, quando era con lui. L’attesa dentro la divorava e la studiata calma di lui la rodeva, lasciandola in balia di dolci desideri.
Com’era bravo a trovare gli argomenti, le giuste parole, le immagini nitide, per introdurla nel labirinto dei piaceri, così l’attesa diveniva tenue brama.
Volgendo lo sguardo verso di lei improvvisamente disse -Ti voglio sai, non so resisterti – Lei non seppe rispondere, sentì solo una forte spinta, una nascosta voglia la indusse ad alzarsi e quasi senza volerlo iniziò a spogliarsi, i suoi indumenti lasciati uno dopo l’altro, come fossero baci persi, caduto il corsetto e l’ultima seta si sentì senza difese, elegante e pronta al piacere.
Fu così che la fragranza del suo corpo, le sue forme, quei fianchi snelli e bianchi, colmi di sottile e tenera sensualità, assassinarono la mente di lui. Presto lui lasciò la sua fredda sicurezza e abdicò alla luce della sua donna. Il desiderio scorreva nei loro corpi, ingordi e golosi, carezze leggere solcarono le carni, la sete si fece arsura. Entrambi cercarono il precipizio, senza tregua, con gli occhi, con le labbra, con le dita, navigarono gli angoli delicati della loro pelle, fu un intimo mareggiare.
Lei si sentì dominata, scrutata, amata, sbattuta nel fango, nuda e violata dentro.
Lui si saziò del suo corpo, ma voleva carpirle la mente,
rapirle l’intimità nascosta dei suoi pensieri,
la luce elegante del suo animo.
Vanitoso, sorseggiava l’attimo della sua caduta, il tonfo della sua oscena resa, era sua, ma non poteva ammettere di amarla.
Voleva vederla annegare nella dannata voglia, si aggrappava ai fianchi come un rapace per goderla con orgoglio, con la voracità dell’istinto maschile voleva rapire la sua carne, uccidere la sua intima timidezza. Si sentiva padrone, sicuro di averla spinta dannatamente nell’abisso del piacere, questa volta era certo di avere violato, macchiato, la sua sua dannata eleganza interiore fino nel profondo intimo dell’anima umana. Soddisfatto di quanto più stupido può cercare il cieco orgoglio di un uomo, pensò di aver vinto in amore, sublime l’aver amato senza innamorasi, aver avuto tutto quello che desiderava senza farsi coinvolgere oltre.
Lei si era lasciata spogliare nel profondo, si era lasciata ardere, aveva dato tutta se stessa e nella quiete del dopo, quando i sensi soddisfatti placano il corpo e il cuore, ritornò a sorridere, di nuovo era un’altra donna, non era sul trono e non era nel fango, la sua maturità di donna consapevolmente lasciava che quel legame d’amore e d’odio scorresse all’infinito. Era lei che sapeva dare luce agli angoli bui della vita di lui, lo conosceva bene, nei suoi istinti, nei suoi celati sentimenti, nei desideri e nelle paure, conosceva soprattutto la sua fragilità d’uomo.
Lui pensava di non innamorarsi mai, ma era già inconsapevolmente naufragato nel mare d’amore di quella donna, solo la luce della nuda eleganza d’animo di lei, i suoi veri sentimenti, il suo amare, gli avevano evitato l’insensato sfracellarsi sugli scogli della vita.