Tralci di glicine

L’ora era tardi, il buio della notte trascinava oramai i bagliori d’alba, tutto era quieto sonno,

il lago avvolto in un manto nero ascoltava il sussurrare d’onde. In cielo una fiocca luce di luna giocava con i lampioni del lungolago.

Nel silenzio, lo scorrere del tempo, Ludovico camminava con passo svelto verso casa,

nella sua testa ancora il brusio di una festa tra amici appena lasciata.

Portava con sé il sapore del suo ultimo bacio, un bacio tremendo, sceso dentro fino a scuotergli le vene, scalfiva la mente, riaccendeva gli istinti.

Si era lasciato coinvolgere dall’abbraccio degli amici, si era divertito, poi era finito nel mezzo di una burrasca improvvisa,

Charlotte l’aveva esasperato con le sue pretese, con le sue domande di ostinata gelosia.

Era per strada, ma con sé aveva ancora l’odore della sua amata, l’eco delle sue furiose scenate. Sul selciato rimbombavano i suoi passi,

dentro con ira stracciava la stoffa della sua anima.

Stavolta aveva deciso, voleva lasciarla, una battaglia d’amore non ha vincitori, solo vinti nella loro fierezza o fragilità.

Un rapporto nato quasi un anno prima, un falò improvviso per rincorrere la voglia dei corpi, il dolce dei piaceri.

Presto tra cespugli di fuoco scivolarono i loro corpi, vissero sugli orli della carne, lui fiutò i fianchi, catturò i confini intimi,

come tralci contorti di glicine si intrecciarono anima e corpo. Lui l’amava così per i suoi sorrisi, per i suoi capelli al vento, per i suoi gesti,

l’amava senza inganni, senza promesse, liberamente viveva la sua carne e la sua pelle.

Spesso la prendeva tra le sue braccia, la stringeva a sé e capiva che così quel corpo si accendeva, Charlotte, la romantica, la ribelle,

l’audace e la timida, con le sue gelosie e le sue ripicche piano piano lo legava. Dentro senza ammetterlo, lui aveva gocce di paura,

paura di sentirsi stregato, spiazzato dalla dolcezza maliziosa dei suoi occhi, sapeva di abdicare dinanzi alla sensualità del suo corpo,

forse inconsciamente invidiava a lei la sua lucidità, la sua maturità nel vivere i sentimenti, la capacità di apprezzare gli affetti,

ogni istante del loro stare insieme. Una donna matura impegnativa che sapeva dare, ma che tanto pretendeva,

voleva un futuro, il presente non gli bastava.

Ludovico esitava, non aveva certezze, eterno “ Peter Pan”, non riusciva dare ordine al cielo dei suoi sentimenti,

cavalcava convinto ogni amore per finire disarcionato al primo ostacolo, incapace di dare orizzonte al proprio destino.

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