Di giugno sa il tuo sguardo

Il cielo assetato di caldo, oltre le ultime case l’orizzonte aperto su squarci di campagna.

Fuori l’estate, dentro la fame di albe e tramonti.

L’odore della terra nelle vene, il corpo arso da luce, allegro, schietto, libero.

L’aria impalpabile sussurra silenzio, parla la terra con audacia e riga i pensieri.

Nel bisbigliare continuo di spighe c’è l’urlo della vita, immobile l’arsura soffoca il respiro antico, così ride il giorno.

Tu sulla terra brulla del sentiero mi vieni incontro, amo il tuo profilo stampato nella luce del sole,

ti guardo, di giugno sa il tuo sguardo, leggere le spalle bianche, sottile il collo, le forme dei fianchi già mi catturano, l’anima mia incantata.

Capriccio estivo, abbaglio improvviso, no, tu sei come questi campi verde e oro spiga.

Io raccolto nei tuoi occhi come in un braciere, aspetto l’abbraccio, mi volgi il viso, stretti i corpi, accosto la mia bocca alla tua, cola l’emozione dentro.

Ora sei qui, distesa vicino a me, con l’odore del grano addosso, t’ascolto, seguo la tua voce,

sei l’arsura bruna che brucia con i falò di sera. I corpi intrecciati di spighe, nulla ci può disturbare,

giugno ci prende sotto il cielo che si sta spegnendo.

La sera maliziosa ci bacia e io mi arrendo alla tua fragile e delicata dolcezza.

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Giugno

Lo sguardo oltre i covoni,

litigiose labbra

sull’orlo di un sorriso,

gronda la carne il sudore

di un bacio rubato,

urla la pelle, là

nella curva dei fianchi

snodato il pudore

il corpo torce di brama.

Quei tuoi occhi spogli

d’indicibile bellezza

nel letto di grano,

giugno toglie i veli,

all’ombra del gelso

coglierò per te

la spiga matura.

Ultimo laccio

Roseo corpo notturno

scampolo liso,

accoglimi come Nausicaa.

Occhi caldi schiumano

brividi di ventre,

graffio la mente

tra soffi di grecale,

cetra d’Apollo

dai soavi seni

germogli la zolla profana.

Ultimo laccio d’amore

tra l’incanto di pelle.

Bevo sorsi d’anima,

sfiorando la ricciuta rosa,

danzo leggero a Dioniso

assaporando l’altare della vita.

Selvatica Cipride mia

sei agguato camuso,

tramontata l’Orsa maggiore

io affogo nell’umido profumo

di conchiglia antica.

ADDIO a JOSE’ SARAMAGO

Poeta e scrittore, nel 1998 ricevette il premio Nobel

scomodo ad ogni potere,

uomo di grande rigore e etica intellettuale,

ripudiò ogni compromesso,

il suo scrivere profondamente ancorato ad un vivo e sentito umanesimo.

Il violento e volgare attacco del Vaticano a questo grande intelettuale nel giorno della sua sua morte,

dimostra quanto la CHIESA attuale sia governata da gente di potere

pieni di boria e di prepotenza lontana dai reali valori del Vangelo e di Cristo.

Uomini privi della capacità del perdono e della riflessione pacata e tollerante.

A loro va tutto il mio umano e immenso disprezzo

Queste poche righe sono state inviate per e-mail al giornale “L’Osservatore Romano” che ha pubblicato l’articolo.


Alcune sue opere:

– Una terra chiamata Alentejo

– Storia dell’assedio di Lisbona

– Memoriale di un convento

– L’anno della morte di Riccardo Reis

– Il vangelo secondo Gesu’ Cristo

– Cecita’

– Poesie possibili

– Caino

Strozzo la mente

Jack Vettriano

Strozzo la mente

senza fiato, m’adagio

nel tuo campo di grano,

distesa a me vicino

m’attraversi le vene,

sei fame e sete

corpo e anima,

in questa notte selvatica

di giugno m’inerpico

tra sentieri di voglie,

sciolti i veli

vivo i tuoi falò,

tra baci appena nati

asciugo la schiuma

del tempo d’attesa,

sul letto sfatto

il nostro respirare

è già un abbandono