Sulla nuda collina

Sulla nuda collina, vienimi a trovare, nell’ora in cui il sole ribelle s’inchina alla luna,

lì tra l’erba stanca, vienimi a cercare, con le tue mani ardite, lascia che l’aria assopita accarezzi la pelle.

Odo la tua voce, leggera come aquilone, dà palpiti ed emozioni.

Spento il cielo, già sento il brusio dei corpi, bruciano i falò dei fianchi,

l’urlo intimo è libero lungo i solchi dei campi.

Fanciulla in attesa, guardi il lago, le onde asciugano il tempo, vienimi ancora più vicino che il respiro dissolve il silenzio.

I corpi strozzati d’amore hanno il sapore di terra sarchiata.

Zolla aperta che segui il ritmo delle stagioni, cerchi il vento e sogni rugiada,

nel petto hai il sorriso del germoglio che si fa frutto maturo.

Canta l’anima mentre le tue mani danno fuoco,

un palpito quasi innocente

e la terra con i suoi sapori mi avrà inghiottito.

Annunci

L’ora ribelle

Modigliani

Quieta

la voce del lago,

le onde

scuotono i fianchi.

Tra le colline

attorno

il silenzio sale.

Solo, parla

il brusio dei corpi,

la sera spegne

gli occhi del cielo,

l’aria trema

tra le tue dita.

I baci giocano

con la pelle,

nell’ora ribelle

il risveglio

ha il sapore

di terra sarchiata.

VIKTOR TRETIAKOV

Violinista russo e direttore d’orchestra, fin da piccolo dimostrò uno straordinario talento per la musica, all’età di 19 anni vinse il premio internazionale Tchaikovsky. Il suo stile è unico supportato da una tecnica impeccabile e da profonda conoscenza musicale, possiede un fraseggio espressivo. Note limpide e intime che fendono e toccano nel profondo. Nel suo repertorio esecutivo  ci sono i maggiori autori come Brahms, Mendelssohn, Tchaikovsky, Sibelius, Prokofiev e Shostakovich. Ha suonato con altri grandi interpreti : M. Rostropovich, S. Richter, il Quartetto Borodin, O. Kagan.

Solitamente collabora in un quartetto con pianoforte  insieme a Vassily Lobanov, Yuri Bashmet, Natalia Gutman

Domani, …

Il giorno altezzoso sfumava nella quiete dell’imbrunire,

la voce del lago saliva lentamente le curve delle prime colline,

l’estate calda aveva ristoro nelle lusinghe dolci della sera.

Avevo già il sapore asprigno di questa terra nelle vene,

il silenzio attorno mi parlava, un brusio gentile mi raccontava di te,

dentro tra i ritagli delle mie incertezze i tuoi occhi mi strozzavano l’anima.

Conoscevo il palpitare dell’aria dei tuoi fianchi,

amavo le dita ardite che giocavano con la pelle,

quante ore belle lasciate sulle bianche lenzuola

e il sapore dei corpi intrecciati come glicine mi dava brividi.

La tua matura bellezza, la tranquillità del tuo volto, le tue labbra morbide,

il tuo corpo tutto mi parlava e io ad ascoltarti, sapevi prendermi,

lì accanto lasciavo il mondo alle spalle, vivevo la nuda collina con gioia,

era quella dolcezza antica che portavi dentro che mi saziava.

Domani, mi dicevi,

potremmo vivere così ogni sera.