HERMAN SCHEER

Pochi giorni fa, improvvisamente ci ha lasciati a soli 66 anni Herman Scheer, un uomo di grandi capacità, uno dei più convinti artefici della crescita della prospettiva  del cambiamento radicale dell’approvvigionamento energetico. Sostenitore delle energie alternative, padre della nuova legge tedesca delle rinnovabili, ci lascia una grande eredità, un’idea, un progetto di ampio respiro, vivere in una nuova società più pacifica, democratica e pulita, vivere con “l’atomo pulito” rispettando il pianeta contro gli interessi di chi vorrebbe solo energie dai fossili o dal pericoloso nucleare.

Un uomo che con grande passione e coraggio ha battagliato nella sua vita per darci un futuro realizzabile e che la stampa italiana nel suo gretto e servile provincialismo ha dimenticato, dimostrando ancora una volta la povertà culturale e di corto respiro in cui è precipitato il nostro paese.

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Le Parole mute

A due passi dal lago, c’è un angolo particolare, dove i salici solenni s’inchinano alla quiete dell’acqua,

io amo stare lì, è un piccolo bosco di faggi, frassini e qualche olmo.

Tra tronchi e rami sosta il silenzio, lì cerco e trovo la voce piacevole della solitudine.

Pacata, saggia, nitida mi parla con tono caldo e sincero, è qui che la natura semplice e matura

ha voce profonda, il gusto tondo di parole mute d’uomo.

T’inoltri nel sentiero e bastano pochi passi per sentire il piacere di essere solo,

raccogli religiosamente il silenzio,

lo indossi con cura, come fosse un abito da sera e ascolti quelle infinite voci che fanno di un corpo un uomo.

Ti guardi attorno e ogni stagione ti parla con i suoi colori, le sue sfumature, gli odori, i fruscii,

il cader di foglie o l’aprirsi di germogli e boccioli.

Tutto respira con te, a ritmo lento, come i passi, perfino gli occhi

stanchi di luci e vetrine ritornano alle forme consuete, ai particolari naturali, al normale,

alle cose semplici delle stagioni e della vita.

Riscopri l’eco, l’eco del silenzio, ancor più intensa e penetrante, tutto non ha più tempo.

Ostinato l’ascolto e m’artiglia dentro, non c’è ferita o dolore,

solo una piacevole sensazione di essere finalmente in armonia con me stesso.

Non c’è rivoluzione più intensa del pacato silenzio.

Ci vuole un’anima nuda, senza trame, lontana dal rozzo pensare,

per carpire ciò che cela l’eco del silenzio, l’intenso della quiete.

Non c’è aurora o tramonto che pur nella bellezza delle loro colorate invenzioni

possa eguagliare ciò che disegna dentro il silenzio.

A volte mi dico lascio qui la vita, avvolto da questo morbido drappo,

mi abbandono, qui trovo ciò che ho troppe volte cercato,

un angolo del tempo dove anche il più gelido soffio è calore,

è armonia di luce e ombre sul tuo cammino.

Qui tra le pieghe del tempo trovi il passato, frastagliato, raggomitolato,

ricomposto,

tagli le ansie, uccidi le follie, ritrovi margini e contorni nitidi,

le forme vive della vita, qui ami e incontri te stesso.

E’ il piacere della solitudine,

il senso delle parole mute d’uomo,

quella sottile voglia di voler stare soli

per gustare attimi intensi di  umana felicità.

** Dedicato a chi sa apprezzare le parole mute.

Solitudine

Tra salici inchinati

e faggi ribelli

sosta il silenzio

raccolto è

il piacere di solitudine

Mute parole

colme d’uomo

l’eco ostinata

m’artiglia

nella voce del lago

privo di sole

nel fruscio del vento

nell’odore acre

di castagne

quanta solitudine

mai quanta

scavare

in me stesso