Cantico antico

Balthus (1908 – 2001)

Un cantico antico

solca i cieli del tuo viso,

irrequieta come l’acqua

non mi ascolti.

Mi piace il tuo silenzio lontano

la voce soffusa che scava

tra i sassi dell’anima,

i sogni che tubano

la malinconia della vita,

l’abbozzo di sorriso

sulla bocca del mattino.

Mi piaci perfida e gelosa

quando imprechi ombre d’odio

con occhi sgranati quasi dannati.

Disarmata tra foglie di baci

hai dolcezza nei fianchi,

nel fiume delle tue forme

Ovidio mi ci ha messo

ora sto annegando.

Amo la donna che mi vuol

 con sé fino alla foce.

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In cerca d’occaso

Edward Hopper – Summer Interior (1909)

Improvvisamente lei guardò in alto quasi a catturare l’ultima luce d’occaso, distesa tra l’erba estiva liberò le sue passioni. Sentì il parlare afono delle colline in sottofondo, capì il silenzio mosso delle onde e vide la bellezza colorarsi d’ocra all’orizzonte sul calare della sera.

L’arsura serale dell’estate solleticava la pelle, spenti i germogli dei pensieri, era l’asprigno tepore dei corpi ad accendere l’attesa.

Tra l’ombra e la luce dei suoi occhi ascoltavo le tenere filastrocche delle sue labbra, scivolavano le emozioni ricamando tremori tra i fianchi finché il desiderio ci raccolse nel gheriglio del piacere.

Quanto è bella la sera. Mi piace guardarti di sera quando i tuoi occhi ridono brevi bagliori, indugiando ti osservo e ricerco l’ultima innocenza tra le foglie mature del tuo corpo, incido tenere promesse nella notte del tuo ventre.

So come parlarti, come ascoltarti, gli sguardi stretti dalla febbre, le bocche bruciate dalla sete, inventi tenerezze, baci e morsi, i corpi artigliati urlano, ma l’ultimo bacio audace là dove la pelle annega mi precipita, è luglio e la spiga ha il sapore del grano maturo.

Sei l’eco caldo delle mie vene, tutto qui ha il tuo volto, sei la breve sera che si perde nella notte e ti accompagno con sguardo dolce in quel tuo correre via verso l’orizzonte in cerca di libertà. 

Terra amata

La sera gentile spegne lentamente la luce, la luna sopra le colline sorride alle prime stelle, è la gioia del lago, l’ascolti nelle ultime grida dei ragazzi, un leggero vento muove le foglie pronte alla rugiada. Ogni brusio si spegne, torna il silenzio, tutto ha un senso nel borgo.

L’acqua è la stessa da anni, a riva quest’ombra vaga e pigra ritorna ogni sera. Gli ultimi villani a passo svelto rincasano, l’acqua s’acquieta nel riposo tra le sagome stanche e scure delle colline.

E’ l’ora in cui il corpo riprende fiato e spende parole d’amore, nella fiocca luce delle case l’uomo cerca il corpo della sua donna. Fuori tra viottoli deserti la gatta miagola, dentro l’uomo affoga nel desiderio acceso.  Il coltello dei sentimenti ha forza, la sera tace, ascolta i clamori di amori ritrovati. L’erba gode baciata dal fresco, nel buio i corpi si sentono al sicuro ammainando ogni pudore. E’ il corpo acceso da lunghe carezze a dare voce alla notte.

Mordono gli occhi, sussultano i solchi dal respiro profondo, i corpi nudi discendono al lago, nell’aria scivolano sussurri audaci, volano maliziosi sguardi incrociati, sono i sapori e i colori dell’amore. L’ora è lenta quasi spietata, la voce dei fianchi racconta passioni consumate.

Tra le mani la carne ha vita, i corpi si piegano sotto il fuoco di tenere labbra, finchè l’istinto esausto trova la stanchezza nell’alba.

Sei l’acqua di lago, sei la terra amata, sei vita e carne di passione

I silenzi d’autunno

E. Delacroix – Donna con pappagallo (1827)

Ormai spoglio il giardino,

il gelso superbo

screzia di giallo.

Sbircio l’orizzonte,

 là, il sole suicida

dietro i monti.

Navigante in cerca dell’Orsa,

Terra mia, tenera e leggera

guardami “Vaso di Pandora”

asprigna sanguina l’anima.

Tutto ti avrei detto,

solo ne fossi stato capace.

Vulnerabile,

il dentro trafitto

come fuoco nei granai,

brucio ossimori delicati.

La brina del tuo corpo

dà sapore

ai silenzi d’autunno

Tace il sole

Estate in bianco e nero

Tace il sole sospeso

muore  l’onda a riva

con la brace negli occhi

odo l’eco calda dell’estate

cade la pula sulla terra assetata

quanti colori ha il cielo

rasenti i muri giocano i ragazzi

tra spighe alte e mature

pesa l’aria ferma

nelle cadenze mute

dei passi vuoti

fischia il silenzio

il campo si è fatto oro

scivolo tra lenzuola bianche

sfatto  dall’attesa rubo

il tuo aroma di grano