Sei tu, il tutto

Balthus – Three Sisters (1965)

Fuori

il lago ha brividi

scivola la luce

nel fuoco di gelo

tra cielo e terra

I tuoi occhi

lembi d’azzurro

scuotono la montagna

che c’è in me

La tua voce

annulla la notte

Le tue labbra

sciolgono la neve

Sei tu il tutto

che amo.

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A piccoli passi

A piccoli passi

sei entrata in me

quieta

come l’aroma di pioggia.

Nel meriggio di vita,

i tuoi sorrisi, i tuoi capricci

mi hanno cambiato.

Ho bevuto sale

alle tue labbra,

stanco

ho arrancato, tradito,

lacerato il dentro.

Ora t’aspetto, sicuro

sei tu l’aria

che mi aggroviglia,

ti conosco oramai,

nessuno sa

quanta follia c’è in me.

David Oistrach

David Oistrach (1908-1974)

Già alle prime note il suo suono preciso, ambrato, corposo, pulito ma elegante ti apre mente e cuore portandoti tra molteplici meandri di interpretazioni di una eloquenza espressiva senza eguali.

Nato a Odessa nel 1908, David Ojstrach  inizia giovanissimo lo studio del violino con Petr Stoljarskij che sarà il suo unico e amatissimo maestro. Si diploma  nel 1926 presso il Conservatorio di Odessa in violino e viola. A differenza di altri violinisti la sua non fu storia di un bambino prodigio, ma costruì la propria personalità e fama di grande interprete lentamente con un costante processo di studio e lavoro.

Nel 1934 viene nominato professore al Conservatorio di Mosca, inizia così una lunga e amata carriera di insegnante. Maestro esigentissimo, rigoroso ma tutt’altro che dogmatico.

Più tardi divenne direttore d’orchestra e si dedicò anche alla direzione con buoni risultati artistici.

Nel 1937 si aggiudicò il prestigioso concorso internazionale “Ysaye” di Bruxelles e questo riconoscimento contribuì a farlo conoscere in occidente.

Dopo la guerra intraprese trionfali tournèes  e nel 1955  a New York assistettero ad un suo concerto un gruppo di artisti  gratificanti ma anche terribili per un violista: Fritz Kreisler, Zino Francescatti, Misha Elman, Joseph Szigeti, Isaac Stern, William Primrose, Pierre Monteaux, Nathan Milstein e alla fine del concerto quando F. Kreisler si complimentò con lui, per Oistrach ebbe il valore della definitiva consacrazione e dell’appartenenza al gotha dei grandi violinisti.

Molti compositori scrissero musica per le sue interpretazioni: Miaskowskij, Khacaturian, Rakov, Vainberg, e Sostakovic gli dedicò due concerti e una sonata per violino.

Il 24 ottobre 1974 mentre si trovava ad Amsterdam per un ciclo di concerti dedicati a Brahms venne colpito da un infarto che ne causò la morte.

Il suo stile: raccolto, di grande sensibilità, intelligenza esecutiva e umanità, capace di rendere l’espressione artistica dell’autore la più efficace e  profonda possibile.

Per la sua profonda umanità, modestia, onestà intellettuale, per il suo impegno verso la musica contemporanea, fu senz’altro un punto di riferimento per tutti i maggiori interpreti del novecento.

Pose le sue immense e naturali capacità al servizio della musica e delle ragioni del compositore domando la tecnica eccelsa e il virtuosismo all’espressione artistica voluta dall’autore.

La sua impeccabile padronanza tecnica non mirava a sbalordire il pubblico, ma al contrario tendeva a minimizzare lo sforzo per far emergere i valori autentici della musica.

Esule d’amore

Helleborus niger

Esule d’amore

cerco la tua voce

posata qui tra le mie dita.

Nell’aria macchiata

dal destino

in me stesso scivolo

nel mal di vivere.

Ammaino i pensieri

ma sai mi stupisco ancora

guardando il tuo corpo disperso

come il cielo nel lago.

 

M’arrendo ai tuoi occhi

alle tue labbra

al tuo modo d’amare

semplicemente ti dico:

“ascoltami”.

Ho bisogno di sentirti sulla pelle

nulla posso offrirti

se non due braccia per accoglierti

Il ponte

Brooklyn Bridge  – 1914 (by Sulf)

Attraversando il ponte, qualcuno ha un grido di gioia, qualcun altro un muto silenzio, con passi morbidi la fantasia ritorna raccolta, senza fretta come il sole del mattino nella purezza sorvola l’acqua, anche la struttura in metallo pare prendere vita.

Un passo dopo l’altro l’abbandono ha il suo ritrovarsi, sorride il cielo con il suo seno azzurro, due ali ti accompagnano come braccia cingono i corpi, finalmente guardiamo senza pensare. Ovunque ci sarà un ponte si potrà respirare fragranza di vita nuova, perfino il ponte dell’arcobaleno unisce la terra al cielo.

Un poeta del jazz

Michel Petrucciani

Poche note e già la musica scorre nelle vene, dita che scivolano e percuotono i tasti, il suono che ti entra dentro è di rara e autentica bellezza, sonorità di geniale nitidezza, ecco la musica di Michel Petrucciani. Artista francese di origini italiane, morto a soli 36 anni. Ha lasciato un’ impronta profonda nel jazz contemporaneo, sonorità forti ancorate ad una tradizione melodica.

Fraseggio, tocco limpido, senso del ritmo, fluidità e sensibilità armonica, basta ascoltare qualche suo assolo di piano  per apprezzare la sensibilità e la bellezza della solitudine del suono. A volte il suo pianismo diviene a tratti secco, quasi percussivo, un furore dionisiaco, che travalica la melodia regalandoci colore timbrico, intrecci polifonici, un vero poeta del jazz.