Guardo il lago

Andrè Derain – Madame Guillaume

Guardo il lago

la sua quiete

vivo la tua tenerezza

 

Mi piaci quando

non hai parole

e i tuoi occhi parlano

senza voce

Mi piaci quando

le tue labbra assetate

mi vestono di baci

quando tra lenzuola

le tue dita assassine

mi annegano

Tu sai

che t’amo

 senza timore

senza orgoglio

t’amo così

perché non saprei

amarti in altro modo

 


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Alambicco l’anima

Henry Matisse – Ragazza con vestito bianco 1944

Scivolo nell’aria

macchiata di destino

annego la gioia sguarnita

galleggio nell’eco strozzata

alambicco l’anima.

Occhi zagare accese

dissolto mi adagio

 sussurro brividi

labbra mute parlano

 morsi di velluto

la seta ti veste di nudo

tra pieghe profumate

 istante unico

griderò l’amore

che ho dentro

Viottoli di Nizza

Vie di Nizza

Lì, tra i viottoli di Nizza

in ombra, battuti dal vento,

che danno al mare,

ho cercato di parlarti,

parole mute, sbarrate,

celano il mio delicato ardire. 

Maledetto

il mio non esprimerti,

dentro ho un canto.

Io e te, soli,

a ritroso ci addentriamo,

su davanzali, fiori,

are d’amore, dove

puoi ballare con la luna

e inebriarti di sapori

d’antico mercato.

Vaga l’anima mia, adagiata

tra nebbie d’angoscia,

dalle finestre, voci allegre,

grida, perfino echi,

io con la purezza

del linguaggio distrutta.

Tu mi guardi,

i tuoi occhi

e l’ingenuo pallore

mi raddolciscono.

Saperti vicina,

tolgo l’anima al demonio

perché ora, ti conosco

ho temuto di tacere.

La fine del calle

c’è il mare.

Avrei Voluto

Henry Matisse – La finestra blu 1912

Avrei voluto

dirti con parole semplici

la mia inquietudine

dare forma alle emozioni

Avrei voluto

urlare la gioia

che pigiava dentro me

annegare l’eco di bugia

Avrei voluto

tenerti tra le braccia

scorrere le dita sui fianchi

baciarti teneramente le labbra

e poi

accartocciarmi  sul tuo ventre

sciogliermi nel tepore di conchiglia

Avrei voluto

rincorrere quei tuoi occhi grandi

sdraiarmi tra le tue paure

ascoltarti come mai ho fatto

e poi

nel tremore delle carni

addormentarmi nello spazio

diafono del tuo corpo

Avrei voluto

fissando il tuo viso

dimenticare il vuoto

nell’aria disperata

seguire quel pigolio di dolcezza

che mi fa perdere in te

Tubano le ombre

Edgar Degas – Il Balletto

Tubano le ombre

pigiate tra nebbie,

carnosa la brama

nella tana di seta,

dolci mani

lisciano il corpo,

sorriso impiccato

dalle voglie.

Ti baciai

strozzandomi la pelle.

 

Mare di donna

lascia che Poseidone

ti naufraghi

la coscienza.

Mi piace vederti

risalendo le gambe,

pizzico la nuvola

sorride il sole,

l’ultimo gemito

poi il sapore

di melagrana.

I vetri del presente

Attraverso i vetri umidi del presente guardo la tua assenza, come un albero spoglio inchinato al tempo m’intristisce. Il cielo impavido ride nel gelo, sonnecchia la terra, riposa il lago. C’è tempo e spazio per il viaggio di mente, io attorcigliato come un glicine mi perdo nella vigna secca degli inganni, nella bruma sottile del nulla, tra le risaie incolte delle bugie. Nell’aria non c’è orgoglio che regni, ucciso il narciso residuo, sento la voce dei grilli dell’anima, crescere tra i campi della mente; come un falco in cerca di preda apro le ali al sereno, a un qualcosa che rincuori la speranza. Improvviso si sveglia il silenzio che ancora c’è in me. Conosco il suo intimo muto vociare, lo ascolto, è un piccolo e sicuro porto. Ora lo vedo laggiù, ha luce di una lanterna, è un segno che mi dà conforto. E’ l’aroma del tuo corpo, l’eco disincantata che dà fuoco all’istinto. Fuori è inverno, ma nel gelo già sbocciano fiori.

Tra nebbie e ombre

Nel fine anno avvilito, srotolo il cuore cercando l’orizzonte senza ombre, la vita è un labirinto, sento il suono delle ore, solo la quiete mi consola.

Due alberi maestosi lì poco lontano mi danno sostegno, su un ramo c’è una poiana stanca riposa come una stella, la guardo, fragile è il nostro capirci. L’aria lucida di gelo accarezza le onde del lago e addormenta la pelle. Ascolto la voce del silenzio, solo la natura ha parole nella notte, legge i miei pensieri, ostinato ragiona l’orologio con il tempo angosciato.

Terra e cielo fra poco si libereranno del mantello nero e il giorno riprenderà il cammino, lo seguirò confidando nell’orizzonte.