Un angolo del giardino

J. Vettriano

Vicini camminavamo in giardino, a due passi dal lago con il sole di primavera che ci ascoltava.

Tu mi parlavi, io guardavo il tuo viso, seguivo le sue pieghe, il profilo di un abbozzo di sorriso, l’orlo di labbra semichiuse, amavo i tuoi attimi di silenzio, il tuo intercalare lento, la tua voce profonda, tutto era quiete. I miei occhi timidi seguivano i tuoi gesti, il dire delle tue dita, cercavo la voce muta dei tuoi occhi, la dolcezza morbida di quel profondo.

Amo i colori le sfumature del bianco, del rosa, dell’azzurro, l’armonia del glicine che nel solito angolo ci  teneva compagnia, pensai alla delicatezza e al profumo del suo fiore, li trovavo sulla tua pelle nella serena leggerezza del tuo sguardo.

Così amavo la purezza del tuo portamento, la sobria eleganza del tuo vestire, il tuo piacevole discutere argomentando, tutto mi affascinava.  Sotto i tralci adulti di glicine, attorcigliati, tenaci nell’arrampicarsi, ti afferrai le mani le strinsi tra le mie, un piccolo guizzo al cuore e poi quel bacio leggero che mi posasti sulle mie labbra, ancora oggi ne ricordo il sapore annegandolo nei miei silenzi.

Rupe

Il Titano  Prometeo

Ruggine d’ordito
schiumi all’infinito
sei rupe e pinnacolo
caos e quiete
zoppica l’anima
il tempo sfuma fatuo
falò spontaneo
 d’arbitrio e di follia
domani è primavera
 brucerò le pene
ucciderò il mostro
nel cerchio del tempo
tutto ritorna
 la paura può morire
spariranno i titani

Scivolare lento

Perseo e Medusa – B. Cellini

Amo
quel mio scivolare lento
tra i tuoi occhi solidi
scogli tra le onde della vita
Penso ai girasoli della memoria
sento il tacere dei grilli
l’odore di campi sulla pelle
T’inseguo nel cielo
chiuso della notte
attorcigliandomi e tu
Medusa m’accechi 

Quando non ci sei
mi piaci
Lo so amo ciò che non ho
tra papaveri e fiordalisi ti cerco
tra rami spogli e nevi candide
inghiottito
E’ l’ora di lasciare tutto
e venirti a cercare.