L’Araba Fenice

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Il falò dei pensieri divampò e nel bagliore della ragione tu venisti a cercarmi. Una voce lieve, conosciuta, mi sentii chiamare.

Dai rami spogli della vita raccolsi parole mute. Solo e ostinato anch’io ti cercai. Cerchi d’ansia fermi nel silenzio, i miei occhi bruciarono di febbre, affamato dentro, l’amore mi divorò.

Navigai nel tuo cielo, aquilone senza vento, caddi tra labbra desnude. Fosti zeffiro, burrasca, fosti tenera e leggera come l’aria che respirai.

Nascosi la pena nel muschio dei sentimenti, ti guardai ancora e mi portasti lontano lungo l’orizzonte, baciai terra e mare, annegai incosciente nel cesto dei tuoi sogni, nell’acqua infinita dei tuoi fianchi. Cercai il canto del tuo cuore e mi cibai dell’aurora dei tuoi occhi, già era l’anno nuovo, fu in quell’attimo che dalle bianche lenzuola la giovane Fenice prese il volo. 

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