Memorie di Adriano

 

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Un romanzo storico, unico, dove Adriano racconta la sua vita e tutto se stesso al nipote adottivo Marco Aurelio. L’autrice con documentata attenzione storica e con grande umanità ci porta a conoscere la figura di questo imperatore romano, uomo di grande cultura, amante dell’arte, della filosofia, grande organizzatore di molteplici aspetti della vita pubblica, per poi introdurci piano piano attraverso i suoi affanni terreni, i suoi pensieri più segreti a conoscere la sua saggezza, la sua filosofia di vita, i suoi valori universali e la sua umanità. Adriano è un sovrano illuminato, in un’ epoca dove violenza e sopraffazione sono la regola, egli ha un solo immenso e difficilissimo obiettivo: assicurare la pace e la prosperità nel suo regno creando le condizioni ideali per dar vita ad una rinascita anche culturale ed artistica.

Un capitolo particolare, è quello in cui Adriano –svelandosi come uomo – ci commuove dopo la morte di Antinoo, il suo prediletto. La perdita più grande di tutta la sua lunga e sofferta vita è raccontata con profondo rispetto; e sempre con profondo rispetto si riflette in ogni sua meditazione anche molti anni dopo il fatto. Persino quando pensa alla sua di morte, Adriano richiama alla mente l’amico Lucio, Plotina, il medico Gellia, il suo dolce e amato Antinoo e giustamente afferma che “la meditazione della morte non insegna a morire

Yourcenar ci regala un personaggio cesellato in mille sfaccettature, con i suoi vizi e con le sue virtù, con le sue sicurezze e con i suoi dubbi:

– il giovane soldato dedito ai piaceri, pieno di titubanze e ambizioni;

– l’imperatore che sentendosi “responsabile di questo mondo” cerca di far tutto per migliorare l’Impero che sa già che è in procinto di scomparire e finire in mano ai barbari;

– l’uomo saggio e viaggiatore dall’infinita sicurezza e caparbietà nell’accanita ricerca di un accordo tra felicità e logica, tra intelligenza e fato;

– l’uomo, devastato dal dolore, che vede solo morte e pessimismo;

– l’anziano malato che attende “cum Patientia” la sua fine.

Ne esce un Adriano di grandissimo spessore, un uomo alla continua ricerca di un modo per conciliare dovere e felicità, sentimenti e intelligenza, sogni e realtà. Così, mentre consegna le sue spoglie mortali all’Ade, l’autrice ne immortala il ricordo in un autentico capolavoro della letteratura, un libro da leggere e rileggere,

“L’impero, l’ho governato in latino; in latino sarà inciso il mio epitaffio, sulle mura del mio mausoleo in riva al Tevere; ma in greco ho pensato, in greco ho vissuto.”

(Publio Elio Adriano)

 

Giovanissimo lo trovai molto bello, dopo anni rileggendolo è di grande e profonda finezza intellettuale, è da leggere ci insegna a vivere e a morire ad occhi aperti.

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