La finestra dell’estate

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Lo avverti nell’aria, perfino nelle vene, non è un giorno come gli altri, pieno di sole, di luce e caldo, è istintivo, stanco d’arsura in cerca di aria pura, è il solstizio d’estate. Nel rossore del tramonto c’è la stanchezza dei campi. Sento la voce del grano, l’odore della pula, la quiete dei silenzi d’ombra. Le labbra di rugiada baciano spighe piegate all’alba. Pigri papaveri giocano con rarissimi fiordalisi. La mia estate ha le rughe del tempo, ma ogni anno il solstizio ha l’urlo del corpo. Guardo il lago, calmo e ozioso, nella sera pago di riflessi respira l’odore del fieno, una farfalla notturna si tormenta con voli senza meta, ali stanche che si perdono nel primo buio. Ascolto le parole dell’estate, i corpi scoprono la nudità e il giorno che scompare ha il sapore della terra. Sogni e favole di breve durata, esili come la giovinezza di anni lontani.

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