Cosa sei?

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Cerco il grigio di pioggia
nell’anfora di debolezza,
cerco chi mi ripari dal caos.
Perdo pensieri al vento
rincorro gocce di paura. 
L’aria acida mi dà brividi
svanisce la terra dei sogni,
so dove ho radici,
anni per conoscerti nelle pieghe.
Ira e sorrisi, rughe e gote tese
il mare della tua ragione.
Sei il mio arbusto spinoso,
la mia solitudine e il mio fuoco.
Sei il bacio rubato che anni fa mi presi
sussurrandoti umide sillabe d’amore.

 

Il fluire del duende

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Ascolti le sei sonate per violoncello e piano di Beethoven e ritrovi la sensibilità perduta, rigeneri la purezza d’animo isolandoti in un giardino d’armonia. Il violoncello esprime un suono grave e armonico, se poi a suonarlo è J. Du Prè allora comprendi quando un artista ha nelle vene il “duende”.

Di sicuro il duende non è per tutti, è una virtù rara, magica di estrema sensibilità e naturalezza, è quella brama in cerca del profondo, dell’oltre dove si crea il sogno. E’ qualcosa di innato che non si ripete come le raffiche del vento di una tempesta. Suoni limpidi, impetuosi, vulcanici, di tenerissima intimità, sono diamanti in una notte coccolata dalle stelle più belle. E’ il sapore inconfutabile, un fluido inafferrabile, un incanto stupendo, misterioso, che dà sobrietà alla bellezza più sontuosa.