Chi alimenta la spinta populista sul tema degli immigrati.

In questi giorni leggo articoli di allarme sugli immigrati e la necessità di solidarietà. Molte considerazioni possono essere condivise, tuttavia non si può nemmeno pensare che i confini del paese Italia siano validi solo per gli italiani. Giusto accogliere chi proviene da zone in guerra, giusto accogliere chi per motivi sociali o politici è perseguitato, ma non si può nemmeno accettare tutti quelli che si imbarcano verso l’Italia. Qualcuno e io non lo considero un sovranista e nemmeno un razzista ci fa presente che agli italiani cominciano a mancare sostegno per i posti e cure in ospedale, sempre meno finanziamenti alla scuola e cultura, diminuiamo gli aiuti ai disabili e affrontiamo spese eccessive per tenere nei centri comunque in situazione di precarietà gli immigrati. Un problema di sicurezza esiste e i cittadini dinanzi a certi fatti lo evidenziano. Immigrati che si son fatti delinquenti e commettono reati plurimi sono realtà di tutti i giorni, purtroppo non riusciamo ad espellerli. I passati governi hanno gravi colpe nell’aver sottoscritto regolamenti capestri in Europa e non mi pare che chi in Europa alza la voce della solidarietà poi agisca nel concreto. Anche la spesa di 35 euro circa al giorno che lo Stato sostiene e versa alle Onlus per accudire gli immigrati nei centri, alla fine si è dimostrata uno strumento di ruberie e vergognose sottrazioni. I casi di Latina, Padova, Pisa, Varese ecc. sono esempi eclatanti che dietro alla voce volontari a volte c’è molto di losco. Spendiamo troppo per l’emergenza e nulla per l’integrazione, negli altri paesi questa seconda voce è perseguita con più rigore.

Poi c’è il fattore di chi arriva e deve sforzarsi per integrarsi, capire che le leggi dello stato ospitante, le tradizioni devono essere rispettate. Io non sono religioso, ma trovo assurdo che per non ledere le loro tradizioni religiose si eliminano le nostre.

Tutti questi fattori, più la chiara speculazione che alcune lobby finanziarie e politiche a livello internazionale ed europeo fanno sul tema dell’immigrazione stanno alimentando il terreno per una adesione sempre maggiore alle politiche di destra con anche pericolosi aspetti per la democrazia.

Ma i respingimenti delle navi ONG che operano come taxi verso l’Europa  lucrando sulla solidarietà, servono per allentare questo mercato degli essere umani, non ho visto una seria azione da parte della Magistratura nel trovare e accertare e far condannare i trafficanti di esseri umani.  Fatti  incresciosi come la Diciotti e lo sfilare di parlamentari di partiti che non hanno mai davvero affrontato il problema dell’immigrazione, il relativo intervento sconsiderato  e politicizzato della magistratura di Agrigento  non  faranno altro che spingere e consolidare un processo di chiusura e di spinta populista.

Un fatto mi ha colpito, per mesi a Ventimiglia i francesi hanno impedito agli immigrati di valicare il confine, era inverno e le temperature erano fredde, li hanno caricati a manganellate più volte, le sofferenze delle persone erano evidenti, ma nessun emerito magistrato italiano ha pensato di perseguire questo reato, nessuno ha aperto un’indagine su quelle sofferenze, ecco allora che è chiaro che ci siano due pesi e due misure nelle strane decisioni della magistratura italiana.

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Lì accanto

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Jack Vettriano

 

Lì accanto

tra lenzuola stropicciate

ti guardo nell’alba incerta

annego nei tuoi occhi velati

divampa il rogo nelle vene

Già il giorno arriccia il sole

l’innocenza delle dita gioca

la poesia dei tuoi seni

Cadute le vesti

il corpo ha gesti gentili,

l’eleganza leggera dei fianchi

piano piano mi uccide,

Fuori il dolce ruggire

dell’onda inquieta del lago

ci dà respiro.

Tu ed io

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Jack vettriano

Tu ed io, soli

tra arpeggi e l’innocente

pudore negli occhi.

Punge l’anobio dell’apatia,

essùdo pozze silenziose, stordito,

asciuga il vento la crepa:

dubbi e rancori logorano il dentro.

Lascia che ti parli, non fuggire,

un tuo bacio mi fa tacere.

Ora la quieta voce del lago, 

come un filo, ci avvolge.

 

 

La vetrina del lavoro

Per anni ho frequentato

la vetrina del lavoro,

ero lì tra tanti, con le mani, le braccia

il pensiero occupato e nient’altro.

Il lavoro è e non è la delizia della vita.

Ora liberata la mente, resto in  disparte,

mi riposo e guardo lontano.

Il tempo lo vivevo, ora mi sfugge

non sono gli impegni a vincermi,

ma il loro non mutare.

Le settimane superflue

guastano gli occhi 

smembrano il cuore.

Ho tante cose da fare là fuori,

quasi escluso,  mi rode stare

tra queste insane mura.