Solstizio a me caro

Il sole è alto, orgoglioso quasi imperiale, si pavoneggia nel suo periodo di massimo splendore.  L’ombra timida si nasconde alla luce, come il mio pensare si perde nei silenzi. Riflessi narcisi si alzano dal lago in cerca di refrigerio, giocano tra le onde quiete. Qui ti ho conosciuto, qui ti ho rubato un bacio, innocente come innocenti sono le persone che iniziano ad amarsi.

Quante capriole nel tempo, quanti sterili pensieri evaporati nel nulla, quel poco che conservo è così fragile da divenire impalpabile. Disarmato, ma non arreso, spoglio, ma non nudo, con te ho scoperto che cos’è la bellezza, il gesto lieve di una carezza, il sorridere e il piangere dell’animo, l’abbraccio mai sperato, le parole mute, le ombre del tuo viso che nascondono dolcezza e sensibilità. Accanto a te, la tua voce mi rassicura, è un sussurro degli alberi, in questo spazio libero, dove non c’è confine, ho capito quanto i miei occhi fossero su una finestra aperta. I covoni cotti dal sole ci hanno dato calma, ancore di certezze tra tanti dubbi, solidi affetti nel tempo.

Nello scavo del nostro vivere c’è il desiderio, il voluto, il fatto e il pensato, c’è il segnale cercato. Abbagliati dal cielo libero di giugno voliamo l’estate. Arriva il tramonto, sull’altra sponda, il mondo di luce cala, dentro l’inquieto s’acquieta. Siamo viaggiatori e non ci fermiamo. 

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