La parola

La parola abdicò al silenzio

l’aria tremula s’acquietò

l’ombra ebbe dubbi senza confini

suonarono i tamburi muti 

scivolò la zattera dell’orgoglio

dentro scavò il vacuo 

rifugio del non senso

pensando scrisse il nulla

l’istante sperato e temuto

si diresse all’orizzonte

il volgere del tempo

contrabbandò la vita

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Solstizio a me caro

Il sole è alto, orgoglioso quasi imperiale, si pavoneggia nel suo periodo di massimo splendore.  L’ombra timida si nasconde alla luce, come il mio pensare si perde nei silenzi. Riflessi narcisi si alzano dal lago in cerca di refrigerio, giocano tra le onde quiete. Qui ti ho conosciuto, qui ti ho rubato un bacio, innocente come innocenti sono le persone che iniziano ad amarsi.

Quante capriole nel tempo, quanti sterili pensieri evaporati nel nulla, quel poco che conservo è così fragile da divenire impalpabile. Disarmato, ma non arreso, spoglio, ma non nudo, con te ho scoperto che cos’è la bellezza, il gesto lieve di una carezza, il sorridere e il piangere dell’animo, l’abbraccio mai sperato, le parole mute, le ombre del tuo viso che nascondono dolcezza e sensibilità. Accanto a te, la tua voce mi rassicura, è un sussurro degli alberi, in questo spazio libero, dove non c’è confine, ho capito quanto i miei occhi fossero su una finestra aperta. I covoni cotti dal sole ci hanno dato calma, ancore di certezze tra tanti dubbi, solidi affetti nel tempo.

Nello scavo del nostro vivere c’è il desiderio, il voluto, il fatto e il pensato, c’è il segnale cercato. Abbagliati dal cielo libero di giugno voliamo l’estate. Arriva il tramonto, sull’altra sponda, il mondo di luce cala, dentro l’inquieto s’acquieta. Siamo viaggiatori e non ci fermiamo. 

Il silenzio bacia la terra

J. Vettriano

Le campane hanno l’aria stanca,

il silenzio bacia la terra;

un lenzuolo sventola sul filo del tempo,

lo spazio vuoto gioca allegro.

La sera arriva, non si ferma,

gira la testa, ride al tramonto.

Parte il treno della mente 

viaggia tra l’eco dei dubbi.

Nell’ora dell’oblio un pensiero

quasi immobile rovista il dentro,

svanito l’orgoglio volerà alto.

Aggrappati

J. Vettriano

Siamo qui leggeri,

aggrappati ai silenzi di un’eco muta,

anneghiamo la cinerea coscienza

tra scogli d’inquietudine.

Prostrati dinanzi al disvalore

cerchiamo cure per ferite superflue.

Il tarlo del vuoto scalfisce le certezze.

Il dubbio sarchia il dentro

cercando labbra di follia.

Oramai naufraghi tra refoli confusi

nei reverberi della mente troviamo

il razionale che ci salva dalla deriva

valichiamo oltre.

Lo scopo di una vita

L’egoismo e la mancanza di capacità di credere nei giovani tolgono il futuro. Io non sono più giovane e proprio per questo il mio impegno e interesse è quello di dare possibilità e spazio ai giovani. Un anziano che non sa fare questo, il passaggio di generazione, ha fallito lo scopo della sua vita. Dare continuità al genero umano, alla sua storia, alla conoscenza e al sapere significa innanzitutto sapersi aprire e promuovere i giovani. Oggi ciò che mi rattrista è la prepotenza, l’arroganza dei vecchi, l’incapacità di capire che tutto ha una fine e non si può sacrificare la vita altrui e il futuro dei giovani per il proprio egoismo e la propria ottusità. Vivere la terza età con serenità vedendo il crescere e aiutando i giovani a prendere responsabilità è la soddisfazione più appagante, è lo scopo di una vita davvero vissuta fino in fondo.