Gli Estensi a Varese

Il Palazzo Estense di Varese fu una residenza di Francesco III d’Este, Duca di Modena e Reggio, amministratore, capitano generale e poi governatore della Lombardia austriaca. Il 20 settembre 1755 il duca venne per la prima volta a Varee con il suo seguito, ospite del marchese Menafoglio; durante questo soggiorno maturò forse la decisione di scegliere Varese per costruire il suo palazzo estivo.

In corrispondenza del corpo centrale dell’attuale palazzo esisteva già una villa di inizio Settecento appartenente al ricco commerciante Tommaso Orrigoni. Nel 1765 il duca Francesco la acquistò per rinnovarla ed ampliarla con due ampie ali ad U. Il progetto si ispirò alle dimore italiane ed europee del tempo e per portarlo a termine vennero distrutte alcune case nell’area circostante[2].

Palazzo Estense – Varese

I lavori si devono all’ingegnere camerale di Milano Giuseppe Antonio Bianchi che a Varese progettò anche Villa Craven di Seyssel d’Aix. Il Bianchi curò inoltre il progetto del parco di Palazzo Estense, modellato a somiglianza di quello del palazzo imperiale di Schönbrunn[3]. Dopo la morte del duca e della sua terza moglie, la proprietà passò in eredità alla contessa Rosina von Sinzendorf e quindi a sua figlia marchesa Beatrice Serbelloni. Causa gli oneri per la manutenzione, il palazzo venne affittato alla nobiltà lombarda e straniera in villeggiatura. Il grande piazzale di ingresso, utilizzato prima per esercitazioni militari, venne poi venduto per la costruzione di edifici privati[1].

Nel 1837 il complesso passò in eredità ai Trivulzio ed alla contessa Cristina Archinto che, tre anni dopo, lo cedette al dott. Carlo Pellegrini Robbioni[4], che ridisegnò parzialmente il giardino, modificandolo secondo i canoni del romantici dell’epoca, creando nuovi percorsi attraverso la messa a dimora di numerose specie di conifere[5]. Adiacenti all’ala ovest del palazzo furono costruiti anche una filanda e un opificio per la lavorazione della seta. Nel 1850 l’intera proprietà passò nelle mani di Cesare Veratti, nipote del Robbioni, che proseguì nella trasformazione del parco sino a quando, nel 1882, il complesso venne acquistato dal Comune di Varese e aperto al pubblico l’anno successivo.

Nel parco di palazzo Estense, modellato a somiglianza di quello del palazzo imperiale di Schönbrunn, si fondono i caratteri del giardino romantico con quello alla francese ricco di parterres. Protagonista centrale è un ninfeo, posto su un’altura, costituito da tre nicchie rivestite da concrezioni in tufo e statue. Per soddisfare la passione del Duca per la caccia, si adattò una parte del parco a roccolo con querce, olmi e castagni. Le numerose conifere, il magnifico cedro del Libano, alcune magnolie, camelie e tuje furono poste nell’Ottocento su intervento del Robbioni ed eredi.

Sul confine con la proprietà, in continuità con i giardini di palazzo estense, si erge Villa Mirabello, edificata nel corso del XVIII secolo dal Conte Gaetano Stampa di Soncino, nel luogo dov’era stato eretto dal duca il teatrino all’aperto, divenuta poi di proprietà di Luigi Taccioli e, modificata in profondità nel 1839 con la costruzione di una scuderia, passata successivamente ai marchesi Litta Modignani. Dal 1948 è proprietà dell’amministrazione comunale e oggi ospita il Museo civico archeologico e la Sezione Risorgimentale dei Musei Civici.

Villa Mirabello – Varese

Orkney Islands e Peter Maxwell Davies

Una veduta dell’isola maggiore: Mainland
Il Porto di Kirkwall -il capoluogo

L’arcipelago delle Orkney per chi ama i paesaggi del nord Europa e la quiete di terre estese e poco abitate è un vero paradiso. Avendole visitate posso dire che hanno un fascino particolare, una bellezza ambientale, è un ritorno alla natura che soddisfa l’animo nel profondo.

Le spiagge sono di sabbia bianca, l’acqua turchese anche se piuttosto fredda, una miriade di uccelli nidificano sulle scogliere con prevalenza dei pulcinella di mare, la vita marina è ricca di delfini, foche, perfino le grotte e le rupi rocciose hanno un loro fascino arcaico come l’old man hoy

Old man hoy

In queste isole ha vissuto uno dei miei compositori moderni preferiti: Peter Maxwell Davies (1934-2016) nato a Salford  e poi stabilitosi qui. La sua produzione è ampia e diversificata, dalla produzione sinfonica al teatro musicale, da lavori per orchestra più leggeri a composizioni di sinfonie, è stato un grande innovatore sul piano strutturale della musica classica contemporanea. Nel 2004 ha accettato l’invito a diventare “ Master of the Queen’s Music” come lo furono E. Elgar, J.Stanley, A. Bax.

I lavori per orchestra comprendono 8 Sinfonie, concerti per pianoforte, violino, tromba e corno, lavori per coro come oratori e cantate. Stupendi sono i suoi Piano Works(1949-2009) e per chi vorrebbe cominciare conoscerlo suggerirei la melodia di “Farewell to Stromness” certamente come struttura non tra le più significative delle sue opere, ma di una melodia semplice e accattivante. E’ stata scritta come composizione di protesta contro l’idea di costruire una miniera di deposito di uranio sull’isola vicino a Stromness.

Due piazze particolari

Massa Marittima – piazza Garibaldi
Massa Marittima – Cattedrale di San Cerbone

Amo molto osservare le piazze delle città e il nostro paese ne ha molte che sono vere opere d’arte con architetture differenti ma sempre di elevato valore.

Tra queste molto bella è la piazza Garibaldi di Massa Marittima con la Cattedrale di San Cerbone. Una piazza trecentesca di forma triangolare, un gioiello di arte medioevale ben conservata.

Un’altra piazza a me cara è Piazza Tancredi Galimberti di Cuneo, costruita nel 1800 dopo l’abbattimento delle mura da parte delle truppe di Napoleone, ampia e con portici ad archi collegate da terrazzi sorrette da colonne.

Cuneo – Piazza Galimberti

In cima alla Torre

Torre del Bramante – Vigevano

Superbo il sole

in cima alla Torre del Bramante

fugge veloce l’orizzonte.

Raffinata e curata nel vestire

come una gran dama

Vigevano ha pacata grazia

un’aria quieta di campagna.

Nell’angolo più vivo

seduti su un gradino, davanti

hai una pupilla  rinascimentale,

un salotto dove conversare

tra ciottoli di storia del quattrocento.

Confondere i volti 

nell’ombra del porticato,

bello stare in piazza

carpire ciò che in dote

la città ci ha lasciato. 

Piazza Ducale – Vigevano
Redita Piazza Ducale dalla Torre – Vigevano

Emmanuel Pahud

Il flautista E. Pahud

Passare una serata ad ascoltare tre sonate per flauto e basso continuo di J.Sebastian Bach (BWV 1030-1034-1035) è davvero un privilegio che allieta, se poi ad eseguirle al flauto è E. Pahud ritenuto il re dei flautisti allora diviene una serata indimenticabile. 

Considerato uno dei musicisti più prodigiosi, il flautista svizzero francese è nato a Ginevra e ha cominciato gli studi all’età di sei anni. Si è diplomato al Conservatorio di Parigi nel 1990 con il Premier Prix e a ventidue anni è stato nominato da Claudio Abbado primo flauto dei Berliner Philharmoniker ruolo che ricopre tuttora. E’ molto attivo anche come solista  e camerista 

Nel 2003 rincontrò C. Abbado nell’Orchestra del Festival di Lucerna.

Ha dato un significativo contributo innovativo e di contemporaneità alla musica per flauto, grazie alla sua capacità di adattamento,  delle tecniche di emissione e vibrato il suo è un repertorio vasto che va dal barocco, al contemporaneo fino ad alcune escursioni nel Jazz

Proporzione equilibrio bellezza

La proporzione perfetta

Fin dall’antichità il mondo dell’arte e dell’architettura ha numerose volte inseguito la ricerca della proporzione divina, una formulazione matematica irrazionale che permettesse di avere una proporzione estetica equilibrata e piacevole. La proporzione divina fu esposta agli inizi del 1500 da L.Pacioli, ma a praticarla furono già Pitagora e i Pitagorici nell’individuare il rettangolo aureo. Cos’è un rettangolo aureo? E’ un rettangolo a cui sottraendo il quadrato del lato minore rimane come residuo un rettangolo più piccolo con i lati di misura proporzionali a quelli precedenti.  Una proporzione matematica basata su un numero irrazionale: 1,618…

Il rettangolo aureo ha proporzioni tali da sembrare il più bello, ha una sintesi matematica equilibrata tale da apparire il più gradevole da un punto di vista estetico.

Per tale caratteristiche è stato inseguito e praticato da tanti artisti e architetti e le sue proporzioni le ritroviamo in numerose opere d’arte fin dall’antichità.

I Tesori del Sacro Romano Impero

 

La Cattedrale imperiale di Santa Maria di Aquisgrana (Aachen) è uno dei luoghi dove vengono custoditi i più importanti tesori del Sacro Romano Impero.
La Cattedrale è una delle più antiche d’Europa costruita su ordine di Carlo Magno nel 796 e dove fu sepolto alla sua morte nel 814. Per quasi 600 anni dal 936 al 1531 la Cappella Palatina fu luogo di incoronazione degli imperatori.  È una costruzione ottagonale di circa 31 m d’altezza e 16 m di diametro, rafforzata da vari pilastri. 
Sono qui conservati tesori di grande interesse storico: 
– Trono di Carlo Magno, in marmo, probabilmente trafugato dalla Chiesa del  Santo Sepolcro di Gerusalemme. 
– Ambon di Enrico II realizzato in legno di rovere e decorato con filigrana e pietre preziose. 
– Reliquario, in particolare la reliquia di S. Maria, oggetto di pellegrinaggio ogni 7 anni. 
– Pala d’oro, composta da 17 pannelli d’oro, i primi cinque creati attorno al 1020 frutto di una donazione di Ottone III e  gli altri aggiunti dai suoi successori. 
– Scrigno  fatto d’oro, sono conservate i resti delle ossa di Carlo Magno. Lampadario di Federico Barbarossa fatto in metallo a forma di ruota romanica e con un diametro di oltre 4 metri tenuto appeso al centro della volta palatina da una catena di 27 metri.

 

Un capolavoro del Medioevo

 

L’Orologio astronomico di Praga, situato sulla facciata del Municipio della città vecchia è un monumento scientifico medioevale. 
Costruito tra il XIV e il XV secolo è stato successivamente più volte riparato  aggiungendo tra l’altro le statue mobili nel 1522 e le figure in legno degli Apostoli nel 1865-1866. 
E’ composto da 3 parti fondamentali: 
Quadrante astronomicoche mostra l’ora e le posizioni in cielo del Sole e della Luna oltre ad altre informazioni astronomiche.  E’ a forma di Astrolabio, uno strumento medioevale tramite il quale è possibile localizzare, calcolare la posizione dei corpi celesti come il Sole, la Luna, i pianeti e le stelle.Conoscendo la latitudine può calcolare anche l’ora. 
– “ Corteo degli Apostoli”  un meccanismo che allo scoccare delle ore mostra le figure rappresentanti i 12 Apostoli. 
Quadrante inferiore, composto da 12 medaglioni che indicano i 12 mesi dell’anno.

“Rolla” il dipinto che fece scandalo


Il pittore francese Henri Gervex (1859-1929) dipinse il quadro “Rolla” , oggi conservato al Musèe  d’Orsay, considerato un capolavoro ispirato ad un’opera romantica del poeta Alfred de Musset, dove si narrano le vicissitudine di un dongiovanni amante di una fanciulla Marie che si prostituisce per sopravvivere.

Il pittore presenta la  giovane donna in una posa di piacere, completamente nuda distesa sul letto e il giovane Rolla già vestito che la guarda compiaciuto vicino ad una finestra. Il dipinto fu presentato al Salon di Parigi nel 1878, ma fu respinto dalla giuria con la stessa fermezza con cui venne respinta “l’Olympia” di Edouard Manet. Ciò che fece scalpore e scandalo non fu tanto la nudità della donna, particolare abbastanza comune ad altri dipinti, quanto il richiamo esplicito e diretto al lavoro della ragazza, una donna giovane che si prostituisce. Vennero considerati immorali taluni dettagli come: i vestiti abbandonati a terra, il giovane già rivestito,  il bastone come metafora sessuale lasciato tra gli indumenti intimi della donna, ma lo scandalo maggiore era il fatto che tutto l’insieme dava ad intendere che la giovane non era una modella in posa, bensì una donna che consapevolmente sceglieva di denudarsi. Proprio questa determinazione della donna di spogliarsi e prostituirsi fu l’elemento di scandalo che portò alla esclusione dall’esposizione. La borghesia parigina dell’800, amante dei balli, delle gite nei parchi, del ritrovarsi nei caffè, non poteva accettare un dipinto fatto di esplicita seduzione e tanto meno mettere in mostra una folle notte d’amore dei due protagonisti.

Il forte impatto e le polemiche nate sui giornali portò grande notorietà al dipinto e al suo autore , esposto nell’atelier del pittore fu visto da molti visitatori, ebbe un grandissimo successo e consacrò definitivamente l’autore.

 

La Decadenza di un paese vista attraverso il Festival di Sanremo

Festival di Sanremo lo trovo un tipico spettacolo per la mediocrità italiana, dove la provincialità nel suo aspetto meno gratificante e professionale viene sbandierata come cultura musicale. In più si pretende con interventi di persone alla ricerca solo dell’apparire di dare lezioni di impegno civile, moralità o comportamentali come quello sulla violenza alle donne. E’ lo spettacolo di un “ancien regime” doroteo che pur con sigle politiche nuove sopravvive nel nostro paese mandandolo alla deriva. Direi che il Festival è l’esatta fotografia del nostro paese sempre rivolto al passato e mai capace di guardare davvero al futuro, capace di sostenere i privilegi del vecchio sistema negando la vita e il futuro delle nuove generazioni.

PS: tra l’altro se corrisponde al vero che Roger Waters leader dei Pink Floyd è stato censurato e non ha potuto cantare solo perché colpevole di denunciare in altre sedi la vergognosa politica di Israele contro i palestinesi dimostra ancora una volta quale tipo di democrazia ha il nostro paese.

Una “Tosca” innovativa e il vecchiume d’Italia

Chi ha potuto seguire anche parzialmente l’opera “Tosca” di Puccini in TV ha senz’altro apprezzato la qualità artistica dello spettacolo andato in scena alla Scala di Milano.

Una Tosca innovativa e di alto valore artistico e culturale sia per la scenografia innovativa e mirabile, sia per la prestazione di cantanti e orchestra. Un grande risultato in netto contrasto con ciò che c’era in sala.

Una delusione vedere un vecchiume inaudito di persone ottantenni e novantenni che pieni di gioielli su carni ormai logore e scarnite egoisticamente attaccate al potere, che godono di privilegi insensati incapaci di fare ciò che la natura suggerisce i nonni.

Lì in costosissimi abiti a dimostrare quanto il nostro paese sia invecchiato nelle menti e nel fisico, un paese che perennemente guarda al passato senza capire che è abominevole vedere un potere decrepito che rappresenta se stesso lontano dai veri problemi della gente comune e dei giovani.

Un paese dove il vecchiume mentale e fisico dà un senso di nausea, dove chi ha voglia di lavorare, di innovare è costretto ad emigrare all’estero per essere valorizzato e apprezzato. Un vecchiume stantio che alimenta se stesso e la sua ridicola demenza e decrepita fisicità.

Per quanto tempo ancora la parte attiva, laboriosa, quella che si rimbocca quotidianamente le maniche, che cerca di dare un reale futuro al paese , deve sopportare questa cappa di ridicoli zombi succhiatori di linfa vitale al paese.

Il fluire del duende

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Ascolti le sei sonate per violoncello e piano di Beethoven e ritrovi la sensibilità perduta, rigeneri la purezza d’animo isolandoti in un giardino d’armonia. Il violoncello esprime un suono grave e armonico, se poi a suonarlo è J. Du Prè allora comprendi quando un artista ha nelle vene il “duende”.

Di sicuro il duende non è per tutti, è una virtù rara, magica di estrema sensibilità e naturalezza, è quella brama in cerca del profondo, dell’oltre dove si crea il sogno. E’ qualcosa di innato che non si ripete come le raffiche del vento di una tempesta. Suoni limpidi, impetuosi, vulcanici, di tenerissima intimità, sono diamanti in una notte coccolata dalle stelle più belle. E’ il sapore inconfutabile, un fluido inafferrabile, un incanto stupendo, misterioso, che dà sobrietà alla bellezza più sontuosa.