Pasolini regista amatoriale

Il problema non è se Pasolini è un regista amatoriale o no, come sostiene nella sua critica il regista Muccino.

Il problema è che Pasolini con mezzi tecnici a volte anche improvvisati ma voluti e scelti ha creato opere d’arte, ha saputo realizzare immagini che scavano l’animo umano, che danno sensazioni ed emozioni profonde. Dopo 30-40 anni alcuni suoi film sanno dire ancora qualcosa di profondo, sono opere di cultura.

Muccino pur con mezzi tecnici migliori e innovativi ha saputo finora realizzare immagini patinate, film di consumo come c’è ne sono tanti. Nessuno vuol criticare questa scelta ma finora non ha saputo produrre più di tanto.

In una società dell’apparenza come quella di oggi è possibile anche che le lucciole possano sembrare lanterne.

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Film d’autore

Melancholia – Lars Von Trier

L’inizio è solo poesia, immagini in slow motion di rara bellezza glaciale; sfiorati dalla musica di Wagner (prologo di Tristano e Isotta) progressivamente ti senti scavare dentro, sfregiare l’animo e chi ama farsi sfregiare  dall’arte trova un capolavoro.

Due sorelle Justine e Claire, un tempo unite, ma sempre più diverse, si amano e si odiano sullo sfondo di una catastrofe imminente, il pianeta blu Melancholia  in rotta di collisione con la Terra.

Due donne diverse, forse due volti della stessa persona, istinto e razionalità, depressione e normalità.

 Justine,  che non riesce ad essere felice nemmeno nel giorno delle sue nozze, sempre più vinta dalla depressione, una melanconia l’avvolge, smette di sognare, rifiuta l’ipocrisia del vivere  e difronte alla fine della vita sulla terra, trova la calma e il coraggio di accettare la caducità della vita.

Claire, la sorella, moglie premurosa e felice, donna razionale, circondata da una famiglia perfetta, ricca, educata, che davanti all’approssimarsi della catastrofe ha il terrore di perdere tutto e finisce vittima della paura, della fragilità dell’effimero.

Un film d’autore si valuta anche dai particolari e Lars Von Trier è una continua sorpresa:

una madre cinica e un padre amorale latin lover, lo strumento di misurazione del pianeta opposto al telescopio, è arcaico, intuizione contro ragione. Gli organizzatori del matrimonio e il maggiordomo della casa della sorella, tutto deve essere sotto controllo,perfetto nei minimi particolari, i calcoli scientifici, il regista sembra qui mettere alla gogna sia il controllo sociale, (il matrimonio), la sicurezza del perbenismo (la famiglia), le certezze scientifiche (i calcoli di John).

Melancholia si scontra con la terra, è la fine dell’umanità, la caducità della vita, la natura nella sua drammaticità ha il sopravvento, alla fine sembra quasi chiederci di capire la sua melanconica e nichilistica visione dell’universo in cui non c’è altro che la nostra vita destinata primo o poi a concludersi.

Un film che ha molteplici letture, dalla narrazione quasi mistica, di una forza simbolica rara, di un’ atmosfera profonda e inquietante, un film rigoroso e severo che traduce l’arte in capolavoro. 

Angèle e Tony

Angèle e Tony, un film indipendente, diretto dalla regista Alix Delaporte,  un film semplice, fatto di dialoghi scarni, essenziali, sbalzi d’umore, sentimenti narrati con delicatezza e tatto, insomma un film di innata eleganza e sensibilità.

Ambientato in un piccolo porto di pescatori della Normandia, il film racconta le vicissitudini di due persone tanto diverse quanto uguali nel vivere una profonda solitudine.

Angèle è una giovane donna uscita da poco di prigione per aver causato involontariamente un incidente in cui è morto il marito, una donna aggressiva, schiva, dall’animo ferito, piena di rabbia, alla ricerca di se stessa e  tutta protesa a recuperare il rapporto con il figlio affidato ai suoceri.

Tony è un uomo silenzioso, apparentemente burbero, uomo di solidi principi che vive con la madre e il fratello, con pazienza aiuta la famiglia a superare la morte in mare del padre.

La loro storia s’intreccia lentamente, casualmente s’incontrano, poi si respingono e infine col tempo maturano i sentimenti e la fiducia reciproca e si comprendono.

Due vite diverse, piene di solitudine, in cerca di uno sbocco positivo da dare al proprio vivere, un film dove la vita umana è rappresentata nei suoi nudi sentimenti, stati d’animo, ambizioni e desolazioni, senza fronzoli, ma con una delicatezza inusuale nel cinema d’oggi.

Angèle e Tony

regia: Alix Delaporte

attori: Clotilde Hesme, Gregory Gadebois

CLAUDE CHABROL

Pochi giorni fa ci ha lasciati all’età di 80 anni un grande maestro del cinema europeo.

Claude Chabrol, grande regista di talento e uomo di cultura francese, è stato capace di regalarci un cinema raffinato, impertinente, profondo,  a volte attingendo da Simenon un noir pieno di humor.

Con tocco inconfondibile ha dipinto le gioie, gli odi, la perfidia della borghesia, le ipocrisie e la meschinità della provincia.

Con Truffaut e Godard fu autentico protagonista della ” Nouvelle Vauge”, una delle sue attrici preferite è stata Isabelle Huppert.

Tra i suoi numerosi film : L’innocenza del peccato – Bellamy – La commedia del potere – Il fiore del male – Grazie per la cioccolata – Violette Noziere – Il colore della menzogna – Il buio della mente – Betty – Un affare di donne.

Corpi e anime

IL CIELO SOPRA BERLINO (1987) regia di Wim Wenders

Il cielo sopra Berlino è più di un film, è un’opera lirica di profonda umanità e di elevata intellettualità, attraverso la simbologia degli angeli si narra la drammatica esistenza degli esseri umani e l’ineluttabilità del loro destino.

Ambientato nella città di Berlino è la storia di due angeli, Damiel e Cassiel, che dall’alto osservano cosa fanno e ciò che pensano gli uomini, essendo esseri spirituali però non possono vivere i sentimenti umani e non possono essere visti, solo i bambini, esseri puri quasi quanto gli angeli, possono riconoscerli. Vagabondando per la città, attraverso il bianco e nero, ci fanno scoprire i sensi di colpa, le ansie, le disgrazie, le miserie della condizione umana.

Incontrano un vecchio “ Omero” che passeggia a ridosso del Muro; Omero è la memoria storica della città, ci parla dell’illustre passato, della sventura che l’ha travolta durante la guerra, fino alla dolorosa e lacerante separazione. Il Muro è simbolo di separazione tra i due blocchi, ma è anche simbolo filosofico di separazione tra la città celeste e quella terrestre. Damiel nel suo girovagare finisce per incontrare una trapezista di un circo e se ne innamora. Aiutato nella riflessione da un ex angelo (Peter Falk) che sta girando un film a Berlino, Damiel desideroso di ritrovare la donna che ama lascia la sua immortale condizione di angelo e si fa uomo per vivere il suo sentimento d’amore e per cercare Marion. Ritroviamo ancora dei bambini che frequentano il circo e rappresentano il mondo della fiaba, un mondo necessario e indispensabile per dare apertura mentale nel risolvere i problemi del mondo. Il circo è il simbolo del viaggio della civiltà, il circo che chiude è null’altro che il cammino della civiltà verso il suo tramonto. Damiel divenuto uomo vivrà la condizione umana con tutte le conseguenze e ritroverà Marion la donna che tanto ama, l’altro angelo Cassiel lo osserverà con un po’ di malinconia per non aver trovato il coraggio di abbandonare la sua condizione di angelo. La scena conclusiva del film dove Damiel osserva tenendo ferma la corda su cui volteggia la sua Marion è una grande elegia alla femminilità, è un’esaltazione del femminile, l’acrobata che volteggia con grande grazia e aspira alla leggerezza degli angeli è la ricerca di una simbiosi tra intelletto e sentimento.

Sono passati parecchi anni dalla sua uscita, ma questo film complesso e dai grandi risvolti, mantiene sempre la peculiarità di lasciar intravvedere mille pieghe di intellettualità, è la storia di anime e corpi raccontata con liricità e umanità.

In the mood for love

In the mood for love ” è una raffinata, sensuale e casta storia d’amore, vissuta       intensamente in un delicato silenzio.

Chow e Su Lizhen abitano vicini, spesso lasciati soli, finiscono per conoscersi,  stringono      amicizia, rafforzata dal sospetto di una relazione dei loro rispettivi coniugi. Un uomo e  una    donna che si sfiorano appena, quasi sospesi nel tempo, vivono la gentilezza  dell’incontro,      la loro storia d’amore con delicato pudore. Palpitante è per tutta la durata  del film la  tensione dei sentimenti, è la melanconia e la felicità intima dell’amore.

La colonna sonora è stupenda accompagna sguardi, gesti con una delicatezza inusuale, Maggie Cheung, attrice di raffinata eleganza  è di una sensualità estrema indossando i famosi “cheongsam”. Wong Kar-Wai, il regista è riuscito a conferire un tono intimo, di profonda discrezione all’intera trama, le figure esili, i silenzi, i dialoghi ricercati e modulati, le piogge improvvise, i colori delicati, gli abiti di raffinatezza orientale, il gioco della seduzione celata,tutto concorre a dare un senso di incompiutezza, di attesa, dove l’amore è sublime e anche se non concretizzato fisicamente finisce per cambiare e mutare la vita di ognuno.

In the mood for love

film  :   anno 2000  China

regia :  Wong Kar-Wai

attori :  Maggie Cheung

Tony Leung

Gong Li

Film d’autore

Angel-A di Luc Besson (2005)


Un raffinato e intimo tributo, un omaggio alla città di Parigi, un manifesto estetico che dona libertà e spazio, che lascia alle spalle le strette vie del passato per aprirsi con speranza in un ampio presente. Un ” bianco e nero ” d’autore che attraversa scavando e scovando miti e luoghi cult della capitale francese.
Un uomo disperato, incapace di prendersi cura di se compierà l’unico gesto di coraggio della sua vita salvando dalle acque della Senna una ragazza di eterea bellezza, gli opposti che si incontrano. Lei per sdebitarsi diverrà il suo “angelo custode”.
Una fiaba moderna, delicata, profonda, capace di far riflettere sulla morale e il valore della vita. Alla fine sia l’angelo che il suo protetto s’accorgeranno di non poter far meno uno dell’altro, l’acqua sarà elemento di purificazione e la speranza l’alba di un nuovo percorso.

Cast: Rie Rasmussen e Jamel Debbouze