L’inverno del silenzio

pioggia2

Sto ore giorni solo 
con la pioggia nello stomaco 
in balia di orli che fanno groppo 
Nell’inverno del silenzio 
ho il crocchiare di sillabe incomprese 
la fuga di parole vane 
finalmente un sogno 
la bellezza di una parola muta 
pensata e mai detta 
e gli occhi del dolore  
hanno ora la tenerezza
di un bacio rubato

Foglia d’autunno

 

Frederic Bazille – La Toilette 1870

Improvvisa,
mi sei apparsa,
l’anima mia,  foglia d’autunno,
indugiò.
Incerto, quasi velo
nudo sul tuo corpo
 lieve rossore mi sfuggì.
Fosti acqua e fuoco
 in subbuglio m’arresi.
Osai, le labbra mie sulle tue,
lungo i fianchi
tra pieghe vellutate.
Amo
il tuo vestirti e spogliarti
non sono folle
ma è come se lo fossi.

Isola di fuoco

Balthus

Oh! Terra inquieta
isola di fuoco
solcata dai soffi di Eolo
sbuffi lapilli
crei incantesimi.

Oh! Strombolina
donna di rara bellezza
selvaggia
esposta come fiore delicato
su picchi scoscesi
e rupi accesi,
da quest’acqua marina
sei ambita e accarezzata.
Sciara del fuoco
che attrai,
tu sogno proibito
mi bruci,
m’induci irragionevolmente
a bramare.
Amore intrigato da silenzi
rotti da sussurri di fuoco
ad ogni ora sento il tuo palpitare.
 

Rupe

Il Titano  Prometeo

Ruggine d’ordito
schiumi all’infinito
sei rupe e pinnacolo
caos e quiete
zoppica l’anima
il tempo sfuma fatuo
falò spontaneo
 d’arbitrio e di follia
domani è primavera
 brucerò le pene
ucciderò il mostro
nel cerchio del tempo
tutto ritorna
 la paura può morire
spariranno i titani

Scivolare lento

Perseo e Medusa – B. Cellini

Amo
quel mio scivolare lento
tra i tuoi occhi solidi
scogli tra le onde della vita
Penso ai girasoli della memoria
sento il tacere dei grilli
l’odore di campi sulla pelle
T’inseguo nel cielo
chiuso della notte
attorcigliandomi e tu
Medusa m’accechi 

Quando non ci sei
mi piaci
Lo so amo ciò che non ho
tra papaveri e fiordalisi ti cerco
tra rami spogli e nevi candide
inghiottito
E’ l’ora di lasciare tutto
e venirti a cercare. 

Alambicco l’anima

Henry Matisse – Ragazza con vestito bianco 1944

Scivolo nell’aria
macchiata di destino
annego la gioia sguarnita
galleggio nell’eco strozzata
alambicco l’anima.
Occhi zagare accese
dissolto mi adagio
 sussurro brividi
labbra mute parlano
 morsi di velluto
la seta ti veste di nudo
tra pieghe profumate
 istante unico
griderò l’amore
che ho dentro

Viottoli di Nizza

Vie di Nizza

Lì, tra i viottoli di Nizza
in ombra, battuti dal vento,
che danno al mare,
ho cercato di parlarti,
parole mute, sbarrate,
celano il mio delicato ardire. 
Maledetto
il mio non esprimerti,
dentro ho un canto.
Io e te, soli,
a ritroso ci addentriamo,
su davanzali, fiori,
are d’amore, dove
puoi ballare con la luna
e inebriarti di sapori
d’antico mercato.
Vaga l’anima mia, adagiata
tra nebbie d’angoscia,
dalle finestre, voci allegre,
grida, perfino echi,
io con la purezza
del linguaggio distrutta.
Tu mi guardi,
i tuoi occhi
e l’ingenuo pallore
mi raddolciscono.
Saperti vicina,
tolgo l’anima al demonio
perché ora, ti conosco
ho temuto di tacere.
La fine del calle
c’è il mare.

Avrei Voluto

Henry Matisse – La finestra blu 1912

Avrei voluto
dirti con parole semplici
la mia inquietudine
dare forma alle emozioni
Avrei voluto
urlare la gioia
che pigiava dentro me
annegare l’eco di bugia
Avrei voluto
tenerti tra le braccia
scorrere le dita sui fianchi
baciarti teneramente le labbra
e poi
accartocciarmi  sul tuo ventre
sciogliermi nel tepore di conchiglia
Avrei voluto
rincorrere quei tuoi occhi grandi
sdraiarmi tra le tue paure
ascoltarti come mai ho fatto
e poi
nel tremore delle carni
addormentarmi nello spazio
diafono del tuo corpo
Avrei voluto
fissando il tuo viso
dimenticare il vuoto
nell’aria disperata
seguire quel pigolio di dolcezza
che mi fa perdere in te

Esule d’amore

Helleborus niger

Esule d’amore
cerco la tua voce
posata qui tra le mie dita.
Nell’aria macchiata
dal destino
in me stesso scivolo
nel mal di vivere.
Ammaino i pensieri
ma sai mi stupisco ancora
guardando il tuo corpo disperso
come il cielo nel lago.

M’arrendo ai tuoi occhi
alle tue labbra
al tuo modo d’amare
semplicemente ti dico:
“ascoltami”.
Ho bisogno di sentirti sulla pelle
nulla posso offrirti
se non due braccia per accoglierti

Origliando solitudine

Edward Hopper

Alacre agucchio
l’irriverente tua albagia.
Sul cuscino rintano
ansie di pietra, tradito
da eclissi d’umore,
fendo serrato il cielo,
cerco spazio tra i tuoi
sbadigli di sole. 

Cupa,
la maschera del nulla
risuona, è la sua eco
che mi percuote.
Bevo il vuoto, annego
origliando solitudine.
Separato da me stesso,
sciocco graffio il buio,
naufrago d’amore.

Ci sono giorni

Camille Claudel

Ci sono giorni
in cui l’eterno sorgere
dà spazi infiniti,
 l’ambrato crepuscolo acquieta
 l’infuocato animo mio

Ci sono giorni
negati tra pietre di bugie
in cui l’aratro del tempo
rivolta le zolle della vita

Ci sono giorni
d’alba e tramonti traditi
dove la sera non ha mattino
dove occhi sgranati di rabbia
cercano un velo di attesa
e labbra di parole mature
schiudono ombre di verità

Ci sono giorni
 irti come cespuglio in arido deserto
dove l’incedere quotidiano
m’annega nel vuoto empirico
in silenzio anelo
una tua carezza perché
so di amarti con tenerezza

Eburnea luna

Le Valse – Camille Claudel (1864 – 1943)

Rapiti e ignudi
danzano i pensieri
nella ruggine della mente,
tango d’agonie colorate.
Urla la vita sgangherata,
sfogliata da rami d’intelletto
strappi il nulla dall’infinito. 

La notte guaisce solitudine,
dune di sogni affogano
nel supplizio d’ombre d’amore.
M’impicco l’anima,
cencio appeso
tra muri di bugie.
Eburnea luna schiarisci
le efelidi del mio vivere.