La parola

La parola abdicò al silenzio

l’aria tremula s’acquietò

l’ombra ebbe dubbi senza confini

suonarono i tamburi muti 

scivolò la zattera dell’orgoglio

dentro scavò il vacuo 

rifugio del non senso

pensando scrisse il nulla

l’istante sperato e temuto

si diresse all’orizzonte

il volgere del tempo

contrabbandò la vita

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Il silenzio bacia la terra

J. Vettriano

Le campane hanno l’aria stanca,

il silenzio bacia la terra;

un lenzuolo sventola sul filo del tempo,

lo spazio vuoto gioca allegro.

La sera arriva, non si ferma,

gira la testa, ride al tramonto.

Parte il treno della mente 

viaggia tra l’eco dei dubbi.

Nell’ora dell’oblio un pensiero

quasi immobile rovista il dentro,

svanito l’orgoglio volerà alto.

Aggrappati

J. Vettriano

Siamo qui leggeri,

aggrappati ai silenzi di un’eco muta,

anneghiamo la cinerea coscienza

tra scogli d’inquietudine.

Prostrati dinanzi al disvalore

cerchiamo cure per ferite superflue.

Il tarlo del vuoto scalfisce le certezze.

Il dubbio sarchia il dentro

cercando labbra di follia.

Oramai naufraghi tra refoli confusi

nei reverberi della mente troviamo

il razionale che ci salva dalla deriva

valichiamo oltre.

Lì accanto

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Jack Vettriano

 

Lì accanto

tra lenzuola stropicciate

ti guardo nell’alba incerta

annego nei tuoi occhi velati

divampa il rogo nelle vene

Già il giorno arriccia il sole

l’innocenza delle dita gioca

la poesia dei tuoi seni

Cadute le vesti

il corpo ha gesti gentili,

l’eleganza leggera dei fianchi

piano piano mi uccide,

Fuori il dolce ruggire

dell’onda inquieta del lago

ci dà respiro.

Tu ed io

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Jack vettriano

Tu ed io, soli

tra arpeggi e l’innocente

pudore negli occhi.

Punge l’anobio dell’apatia,

essùdo pozze silenziose, stordito,

asciuga il vento la crepa:

dubbi e rancori logorano il dentro.

Lascia che ti parli, non fuggire,

un tuo bacio mi fa tacere.

Ora la quieta voce del lago, 

come un filo, ci avvolge.