Come un miraggio


Era il suo stare seduta
il suo accarezzare i capelli
la sua voce calda. 
Era il suo parlare lento
il suo vestire sobrio
il suo abbozzo di sorriso.
Erano i suoi gesti curati
i suoi occhi stupiti
la sua innocenza apparente.
Era tutto ciò che mi attraeva.


Una notte gli ho rubato un bacio
ho stretto le sue mani tra le mie
quella vicinanza, quel calore
mi ha fatto scoprire quanto
bene gli volevo. 
Biascicai poche parole
svelando la mia fragilità,
come in un miraggio
ora tra le sue braccia
riesco a respirare

Sotto l’ombrello


Tutt’attorno ronzavano 
bolle di sapone arrugginite
inciampate in falsi sogni.
Giorni consumati tra lenzuola 
di ricordi sconclusionati,
liberamente vissuti e conquistati.
Sotto l’ombrello un canto muto
abbiamo ballato convinti di avere
una tazza di mondo tra le mani.
Quanti occhi chiusi su finestre aperte,
rintanati in gherigli di vita
viviamo ora  sull’orlo d’infinito
certi che moralismi e ipocrisie 
hanno gambe corte come le bugie.

Seduti di fronte

Seduti di fronte

gli occhi raccontano

tutto, senza parole.

Guardo il tuo viso

un mare di echi,

finisce il silenzio 

parlano i corpi, 

i tuoi gesti, sorridi 

come al primo sole,

una carezza 

sfiora la tua mano,

la tua pelle

è un riverbero di luce,

aggrappato come

a una gomena

inzuppato d’amore

ti guardo con lentezza.

Pochi istanti ancora

poi ti allontani di nuovo.

Un gomitolo ingarbugliato

Allineo i giorni 

con le tue presenze,

oggi sanno di buono

le tue timide labbra.

Fioriscono i seni 

alle dita maliziose 

come petali al sole,

inciampo nei tranelli 

della audace tenerezza.

Pochi passi e mi dici 

che di nuovo devi partire,

ora so che ti amo di più

quando non sei qui.

Il cuore, se innocente,

è un gomitolo ingarbugliato

tu sai trovarne il bandolo.

Dietro le foglie dei sogni

Un urlo strozzato in gola

trattenuto a stento,

presto si libererà.

Non parole, qualcosa

tra rabbia e speranza.

Urlo urlato dentro

ha il gusto del silenzio

il rumore dell’assenza.

Nel cristallo della notte

il buio trasfigurò,

le parole ripresero senso.

Il lago ammutolito

dietro le foglie dei sogni

l’odore dell’infinito.

La caducità ci richiama

l’acqua dell’inquietudine.

L’urlo del lago sottovento

Seduto sull’uscio di casa

con l’odore di legna accatastata

il fumo libero di viaggiare

l’urlo del lago sottovento

arriccio pensieri.

Nella quiete del meriggio

sui rami della mente

germogliano sogni 

di amori passati.

Letti fatti e disfatti

vestita con l’abito bianco

flessuosa senza ricami

il corpo spinto al sole.

Tra le mani tenerezza 

dopo l’uragano di una notte,

l’acqua del tempo si dirada

Petali di tenerezza

A te parlo donna fiorita

che volgi a me 

petali di tenerezza.

Sei l’ape che m’intriga, 

innocente come l’acqua

pudica come l’abbozzo

di rossore delle tue guance.

Guardami, il tuo corpo

bisbiglia primavera. 

Mi chiedi se i baci 

che Catullo chiese a Lesbia

sono quelli che chiedo a te.

Ci siamo aspettati

come la terra la pioggia.

Avrei voluto addormentarmi

sul morbido dei tuoi fianchi,

dirti parole semplici, 

stringerti tra le braccia, 

sognare quel tuo sorriso

che mi assassina all’istante.

Le parole si faranno fiori

Valentine Serov(1865-1911) – Ritratto di Ida Rubinstejn 1910 – S.Petersburg

Ho lasciato il letto presto

dormivi quieta tra lenzuola

come brina nei campi.

Una tenue luce ti graffiava il viso

volevo parlarti, baciarti.

L’odore del corpo acceca i sensi

le vene hanno desiderio,

ritorno a sdraiarmi accanto te

tra le dita gemmano i fianchi.

A giorni sarà primavera

le parole si faranno fiori,

l’amore scioglierà i corpi

Civiltà dorata

Una voce rauca scuote

la riva della mente

tra tronchi di nuove paure.

Rammendo il filo logoro 

dei pensieri persi.

E’ tempo

di insicure certezze,

invisibili come le ore

rughe di dolore

solcano il viso.

Volti conosciuti sottratti

da un brezza senza età.

Nella notte il silenzio del buio 

dona umano conforto,

in lontananza lamenti fasulli 

il declino sciagurato

di una civiltà dorata.

Opaca primavera

Torino

Seduto sull’angoscia, 

rintanato nell’ombra 

di un’opaca primavera

con l’onda maligna 

arrivata ai piedi

ho sogni forzati.

Un viaggio non viaggiato,

addii senza arrivederci

un vivere ancestrale.

Devo alzarmi

per inseguire ciò

che mi dà passione.

Opaque spring

Sitting on anguish,

holed up in the shadows

of an opaque spring

with the evil wave

arrived at the foot

I have forced dreams.

A journey not traveled,

goodbyes without goodbye

an ancestral life.

I have to get up

to pursue that

that gives me passion.

L’alba

Foto da Web

L’essenziale è

senza clamore

come il sole è

pane e vita 

così la tua presenza 

m’incanta la vista.

Eri sogno sperato

ora storia cercata.

Disarmate le certezze

appaiono le ombre,

un vezzo gli affanni 

con incisi le promesse.

L’alba nata da un bacio

in giorno non usuale

fu intensa mai banale

In cima alla Torre

Torre del Bramante – Vigevano

Superbo il sole

in cima alla Torre del Bramante

fugge veloce l’orizzonte.

Raffinata e curata nel vestire

come una gran dama

Vigevano ha pacata grazia

un’aria quieta di campagna.

Nell’angolo più vivo

seduti su un gradino, davanti

hai una pupilla  rinascimentale,

un salotto dove conversare

tra ciottoli di storia del quattrocento.

Confondere i volti 

nell’ombra del porticato,

bello stare in piazza

carpire ciò che in dote

la città ci ha lasciato. 

Piazza Ducale – Vigevano
Redita Piazza Ducale dalla Torre – Vigevano