Sproloqui assassini

Vedo i miei pensieri annegare

ambrato il cielo, soffuse le voci.

Tutto è ovattato perfino il silenzio,

l’orizzonte segnato, crepato

dal peso di questa stagione

di brutali atrocità.

Innocenti guerrafondai protagonisti

di sproloqui assassini.

Mediocre miopia intellettuale

si cerca di lucrare 

perfino sulla funesta sorte.

Un grido in corpo

Tra rottami di falsa umanità, una carezzevole calma 

gioca con le onde dei sentimenti.

Una vaga luce carica il giorno,

denudati senza accoglienza, prede di effimere sottigliezze,

com’è irreale l’adagiarsi su pavidi paradisi.

Un grido in corpo coglie la cruda nudità del vivere,

sferzata la mente, scorticati gli inganni, 

ora il cielo si apre a nuova speranza.

Terra nuda*

In una notte buia

la terra nuda

cantò baci di luna

Nel gheriglio dei seni

acceso fu l’eco di carne

La voglia assassina

graffiò la pelle

impiccata fu così

l’innocenza dei fianchi

Perseo tagliò le catene

Andromeda fu libera

L’urlo rubato dalle dita

tra le onde del ventre

morì nel fuoco di madreperla

Libere allora furono

le vene incatenate

Cercando luce nel buio

Quante notti passate 

cercando luce nel buio, 

andando incontro all’alba

con gli occhi rivolti al cielo. 

Ascoltare il sudore della pelle 

pensando al dolce orizzonte 

che gioca con i riflessi del lago.

Parole sparse in un labirinto

cercano un significato sconosciuto. 

Il fragore di pensieri rivela intime cose, 

poi una voce conosciuta chiama, 

l’aurora rosava il cielo, 

chissà se la sua luce durerà tutto il giorno.

Come un miraggio


Era il suo stare seduta
il suo accarezzare i capelli
la sua voce calda. 
Era il suo parlare lento
il suo vestire sobrio
il suo abbozzo di sorriso.
Erano i suoi gesti curati
i suoi occhi stupiti
la sua innocenza apparente.
Era tutto ciò che mi attraeva.


Una notte gli ho rubato un bacio
ho stretto le sue mani tra le mie
quella vicinanza, quel calore
mi ha fatto scoprire quanto
bene gli volevo. 
Biascicai poche parole
svelando la mia fragilità,
come in un miraggio
ora tra le sue braccia
riesco a respirare

Sotto l’ombrello


Tutt’attorno ronzavano 
bolle di sapone arrugginite
inciampate in falsi sogni.
Giorni consumati tra lenzuola 
di ricordi sconclusionati,
liberamente vissuti e conquistati.
Sotto l’ombrello un canto muto
abbiamo ballato convinti di avere
una tazza di mondo tra le mani.
Quanti occhi chiusi su finestre aperte,
rintanati in gherigli di vita
viviamo ora  sull’orlo d’infinito
certi che moralismi e ipocrisie 
hanno gambe corte come le bugie.

Seduti di fronte

Seduti di fronte

gli occhi raccontano

tutto, senza parole.

Guardo il tuo viso

un mare di echi,

finisce il silenzio 

parlano i corpi, 

i tuoi gesti, sorridi 

come al primo sole,

una carezza 

sfiora la tua mano,

la tua pelle

è un riverbero di luce,

aggrappato come

a una gomena

inzuppato d’amore

ti guardo con lentezza.

Pochi istanti ancora

poi ti allontani di nuovo.

Un gomitolo ingarbugliato

Allineo i giorni 

con le tue presenze,

oggi sanno di buono

le tue timide labbra.

Fioriscono i seni 

alle dita maliziose 

come petali al sole,

inciampo nei tranelli 

della audace tenerezza.

Pochi passi e mi dici 

che di nuovo devi partire,

ora so che ti amo di più

quando non sei qui.

Il cuore, se innocente,

è un gomitolo ingarbugliato

tu sai trovarne il bandolo.

Dietro le foglie dei sogni

Un urlo strozzato in gola

trattenuto a stento,

presto si libererà.

Non parole, qualcosa

tra rabbia e speranza.

Urlo urlato dentro

ha il gusto del silenzio

il rumore dell’assenza.

Nel cristallo della notte

il buio trasfigurò,

le parole ripresero senso.

Il lago ammutolito

dietro le foglie dei sogni

l’odore dell’infinito.

La caducità ci richiama

l’acqua dell’inquietudine.

L’urlo del lago sottovento

Seduto sull’uscio di casa

con l’odore di legna accatastata

il fumo libero di viaggiare

l’urlo del lago sottovento

arriccio pensieri.

Nella quiete del meriggio

sui rami della mente

germogliano sogni 

di amori passati.

Letti fatti e disfatti

vestita con l’abito bianco

flessuosa senza ricami

il corpo spinto al sole.

Tra le mani tenerezza 

dopo l’uragano di una notte,

l’acqua del tempo si dirada