Draghi il farabutto d’Italia

Questo personaggio oggi ha parlato al Convegno di Rimini ai suoi pari dimostrando come un Presidente del Consiglio mai eletto dal popolo italiano, possa portare alla totale rovina un paese intero. Ha favorito la speculazione e l’arricchimento di pochi punendo il mondo del lavoro. Ci ha portati in una situazione di fallimento economico inseguendo le posizioni più oltranziste dell’alleanza atlantica, la sua russofobia ci porterà alla rovina, uno spregevole uomo che gode di privilegi inauditi e che chiede sacrifici continui a chi lavora mentre lui è andato in pensione a 59 anni.

Di questo farabutto asservito alle ideologie oltranziste degli USA c’è solo da vergognarsi.

Abito in un’Europa governata da mediocri

Abito in un’Europa e in un paese i cui governanti sono marionette che si atteggiano a grandi statisti, sono persone mediocri, servili e ipocrite. Oggi sono tutti impegnati ad accelerare e allargare la guerra anziché cercare la pace.

Dirigenti e governati che vivono all’ombra di decisioni prese dai falchi dell’oltranzismo americano. Governanti talmente piccoli da essere incapaci di capire che solo la diplomazia e il dialogo può porre fine alla guerra.

Se non si discuterà seriamente della sicurezza dell’area europea, inglobando e considerando la sicurezza anche della Russia, non si arriverà mai ad una pace stabile. La protervia degli USA e la logica assurda dell’oltranzismo atlantico hanno accecato e impoverito l’Europa, oggi manchiamo di uomini autonomi nel pensiero che sappiano realizzare un’Europa Unita in pace e in dialogo con la Russia. Pensare di punire e isolare la Russia è una strada ipocrita e vergognosa che paesi davvero democratici non possono davvero perseguire. L’Europa di oggi è governata da persone mediocri come Charles Michel e Ursula von der Leyen succubi delle decisioni USA e incapaci di dare all’UE una strategia indipendente capace di dare pace e sviluppo ai popoli europei.

Solstizio*



Vestita di solo bianco
al solstizio parlasti
con l’urlo del corpo.
Terra di falò e speranze,
t’amo selvaggia estate,
mela carnale m’accecasti
la mente tra le rughe del tempo.


Presi la tua mano sottile,
i tuoi occhi lo seppero,
spiga ignuda, ti scelsi
compagna di vita.


L’ombra gelosa della sera
ci avvolse, io, al tuo fianco,
papavero di gioia, divorai
il silenzio del grano
masticando l’anima.

Di Maio in peggio

Quando non si è all’altezza di ricoprire un incarico istituzionale si abbia almeno il coraggio di dimettersi. Di Maio invece, vanitoso fino all’inverosimile, sta distruggendo tutto ciò che la diplomazia italiana è riuscita a creare autonomamente nel passato.

Un servo, incapace di esprimere qualsiasi opinione, anche perché non supportato da cultura ed esperienze adeguate, sta mettendo in ridicolo il ruolo del nostro paese. Il suo continuo genuflettersi ai diktat Usa, ci impedisce qualsiasi miglioramento dei rapporti con Cina, Russia, causa danni grossolani alle esportazioni e all’industria italiana.

Si crede un grande diplomatico, ma è solo un servo delle decisioni altrui. Stiamo peggiorando i rapporti diplomatici con Nazioni che nulla hanno fatto all’Italia, anzi in tempi anche recenti ci hanno aiutato come Russia, Cuba, stiamo usando ritorsioni e sanzioni contro Iran, Venezuela, stiamo contribuendo a livello europeo ad allargare la presenza della Nato, dandogli un ruolo di gendarme nel mondo che non gli compete e non c’è nello Statuto Nato, ma questo è il volere Usa. Si deve e si può rimanere fedeli alla scelta atlantica, ma con una politica della distensione e del confronto diplomatico, invece siamo succubi come non mai alle scelte imperialiste e di dominio degli americani.

Sobria eleganza *

Salivi le scale, eri sul pianerottolo, io impaziente bruciavo dentro, appoggiai gli occhi sull’eleganza sobria del tuo vestito, piano m’invadevano i delicati tratti del tuo corpo, rincorsi i tuoi occhi grandi cercando il profondo, avrei voluto sdraiarmi tra i tuoi pensieri, ascoltare le tue emozioni, nessun rancore tornavi da me, io ti aspettavo.

Entrasti in casa, ti sedesti sul divano, mi chiedesti qualcosa da bere, lì tra i cuscini eri bella davvero, disciolta, un’ode, dentro pigiavo voglie. Ti baciai teneramente, le labbra dal sapore di te cantavano, che pazza poesia seguire l’istinto, un lampo, ardere al vento.

Le parole perse prive di senso, parlarono i corpi, la pelle liscia uccisa dalle dita, lentamente la passione ci annegò. Nel caldo del divano consunti dallo spasmo, gonfi d’amore, fummo solo noi stessi, null’altro che io e te. Avrei voluto addormentarmi sul morbido dei tuoi fianchi, dirti parole semplici, stringerti tra le braccia, sognare in quel pigolio di dolcezza del nostro amore.

Origliando solitudine *

Anna Ancher 1859 – 1935

Alacre agucchio

l’irriverente tua albagia.

Sul cuscino rintano

ansie di pietra, tradito

da eclissi d’umore,

fendo serrato il cielo,

cerco spazio tra i tuoi

sbadigli di sole. 

Cupa,

la maschera del nulla

risuona, è la sua eco

che mi percuote.

Bevo il vuoto, annego

origliando solitudine.

Separato da me stesso,

sciocco graffio il buio,

naufrago d’amore.

Come la dea greca *

Adone e Venere

Come la dea greca mi dicesti
– Più tardi – negandoti
sapevi parlare ai mortali.
Tu, tra gemme e profumi,
spumavi d’amore
come onda di mare.
Simile a Afrodite attendevi,
so che, come Efesto
avresti voluto che mi buttassi
dal dirupo d’ira ceco di gelosia
per il tuo prediletto Ares. 

Tremò la madre terra
l’eco rabbioso del mare
giunse a noi.
Avresti voluto che
mi perdessi tra i vortici
di Scilla e Cariddi, disperandomi
come ogni innocente intruso.
Ma ragione non mi mancò,
il sole arrestò il carro celeste,
rallentando il crepuscolo.
Immobili furono
le mani e la mente,
il mio muto silenzio fu colmo,
timidamente la luna sorrise,
caddero i confini dell’amore,
un vento acerbo sollevò i veli,
tu maliziosa lasciasti che il corpo
avvincesse l’anima,
così arse il falò della vita.

L’eleganza dei gesti *

Berthe Morisot 1841-1895

Tra i sapori dell’istinto 

le vene forzavano la pelle 

e tu mi scavavi il cuore 

Lo so dovrei ascoltarti di più 

ma quando vesti i tuoi sbagli 

io non so fermarmi 

Amo senza pensieri 

come la quiete del lago 

mi avvolgi nell’eleganza  

dei tuoi gesti e io cocciuto 

mi perdo nell’eco di tenerezza 

dei tuoi occhi

C’incontrammo *

Leggere – Fernando Scianna

C’incontrammo, là dove il lago si spegne e riprende terra,

avevo il cuore travolto, trepidava d’inquietudine quasi fosse onda,

una leggera brezza spingeva la luna ad accendere il buio.

Corsi a te come verso l’aria pulita,

in una sera semplicemente bella quanto te,

farfugliai poche ingenue parole da labbra incontrollate.

I tuoi occhi vivi, subito mi annegarono,

avevi due sottili pieghe di sorriso sul viso e i capelli pieni di luce.

Soffio di piuma profumato mi percuotesti dentro,

avvinto stracciai la quiete e senza ragione fui da te.

Fata o angelo bianco, dolce e tenera assassina eri già nelle mie vene.

Con gli spiriti già intrecciati, ci attorcigliammo come glicine,

nudi nella bufera tra i rovi della mente

fosti l’alba casta, l’orizzonte puro tra le mie mani.

Ti baciai in silenzio,

che fatica aprire il cielo, donarti l’eco dolce dell’anima,

improvviso cadde il papavero d’orgoglio,

aprii me stesso disperso tra le spighe roventi dell’amore.

Uniti e abbracciati stemmo,

il silenzio fu pendolo del tempo e noi lì,

isolati da tutti, nel giardino del sentimento, così ti amai,

così mi amasti.

Ti afferrai per viverti, accantonammo anime e corpi,

liberi e ostinati ci bruciammo nei deliri del bello.

Naturale fu, senza tempo e ragione,

dolce fragilità la mia, eterea tenerezza la tua.

Cinsi i tuoi fianchi e lasciammo che l’amore schiumasse felicità.

Sentimmo l’alba, i freschi sbadigli del lago,

il sorbo rosso dalla chioma protettiva già ancheggiava al primo chiarore,

poi partimmo e ancora siamo in viaggio…

Vorrei tanto *

Vorrei tanto che tu
mi abbracciassi qui
dove l’acqua graffia la terra,
tra vicoli stretti colmi d’ombre
tra piazze senza gente piene di silenzio
tra muri vecchi vestiti di primavera
tra piccole case svegliate dal ronzio delle onde
Vorrei tanto che tu 
mi baciassi qui tra i riflessi d’acqua
che accecano le finestre
tra luci di colline in abito da sera
tra zolle vergini dalle labbra di terra
Vorrei tanto che tu
sentissi la voce del lago
ogni briciola d’amore di questa terra
per poterci adagiare
sul guanciale della notte

Temo*

Temo
la luce obliqua senza forza
il buio riottoso del pregiudizio
il sorriso del perbenismo eloquente
temo
la ricchezza ostentata senza dignità
l’ipocrisia veleno della ragione
le certezze del moralismo
temo
le stanche caviglie dell’ingiustizia
i muri eretti dalla storia
l’irruenza del falso progresso
temo
l’uomo e il suo egoismo vorace
il fragile incanto dei narcisisti
l’intelligenza ottusa dei supponenti
… annegherò tra flutti di dubbi
in cerca di un’alba d’etica.

Come la dea greca*

Adone e Venere – Antonio Canova 1794

Come la dea greca mi dicesti:
– Più tardi – negandoti
sapevi parlare ai mortali.
Tu, tra gemme e profumi,
spumavi d’amore
come onda di mare.
Simile a Afrodite attendevi,
so che, come Efesto
avresti voluto che mi buttassi
dal dirupo d’ira cieco di gelosia
per il tuo prediletto Ares. 

Tremò la madre terra
l’eco rabbioso del mare
giunse a noi.
Avresti voluto che
mi perdessi tra i vortici
di Scilla e Cariddi, disperandomi
come ogni innocente intruso.
Ma ragione non mi mancò,
il sole arrestò il carro celeste,
rallentando il crepuscolo.

Immobili furono
le mani e la mente,
il mio muto silenzio fu colmo,
timidamente la luna sorrise,
caddero i confini dell’amore,
un vento acerbo sollevò i veli,
tu maliziosa lasciasti che il corpo
avvincesse l’anima,
così arse il falò della vita.