Draghi di nome e di fatto

Draghi di nome e di fatto, siamo dinanzi ad un misterioso prestigiatore che salverà l’Italia, tutti genuflessi e sintonizzati, utili a questa operazione straordinaria di salvataggio.

C’è una pandemia che da un anno non ci lascia vivere e lavorare, la grande Europa Unita diretta da menti davvero pensanti ha stipulato fruttosi contratti per le Big Pharma, ma i contratti non sono rispettati e ci si è dimenticati di mettere delle penali, altri vaccini sono osteggiati per motivi ideologici o politici, fatto sta che i vaccini non arrivano come dovrebbero o necessitano.

Draghi è un vero drago della politica e finanza non demorde, un tempo non lontano furono 8 milioni di baionette, oggi 500.000 vaccini al giorno.

Cambiano le epoche, anche gli uomini di potere, ma le promesse quelle no, sono sempre talmente grandi come bugie da essere irraggiungibili, impossibili da realizzare.

L’urlo del lago sottovento

Seduto sull’uscio di casa

con l’odore di legna accatastata

il fumo libero di viaggiare

l’urlo del lago sottovento

arriccio pensieri.

Nella quiete del meriggio

sui rami della mente

germogliano sogni 

di amori passati.

Letti fatti e disfatti

vestita con l’abito bianco

flessuosa senza ricami

il corpo spinto al sole.

Tra le mani tenerezza 

dopo l’uragano di una notte,

l’acqua del tempo si dirada

La vergogna dell’Italia: altro che diritti umani si vota contro una risoluzione ONU per ubbidire ai diktat Usa

Il 23 marzo 2021, il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha approvato un’importante risoluzione con la quale sollecita tutti gli Stati a smetterla di adottare, mantenere e realizzare misure coercitive unilaterali che non sono in conformità col diritto internazionale, il diritto internazionale umanitario, la Carta delle Nazioni Unite e le norme e i principi che disciplinano le relazioni pacifiche tra gli Stati.

Si tratta di misure che, specie se di natura coercitiva e con  effetti extraterritoriali, creano ostacoli al commercio, impedendo in tal modo la piena realizzazione dei diritti proclamati nella Dichiarazione universale dei diritti umani e in altri strumenti internazionali relativi ai diritti umani, in particolare i diritti degli individui e dei popoli allo sviluppo.

Hanno votato a favore 30 Stati e 15 hanno votato contro. Tra i contrari c’è purtroppo anche l’Italia, che pure un tempo si definiva la patria del diritto. Una nuova vergogna per noi cittadini italiani che da troppo tempo subiamo l’onere insopportabile di un governo totalmente e supinamente allineato ai voleri degli USA. 

Il nostro ministro Di Maio dimostra il suo servilismo e la sua incapacità ad elaborare una seria politica estera che rafforzi l’impegno per una pace internazionale.

Sobria eleganza *

Salivi le scale, eri sul pianerottolo, io impaziente bruciavo dentro, appoggiai gli occhi sull’eleganza sobria del tuo vestito, piano m’invadevano i delicati tratti del tuo corpo, rincorsi i tuoi occhi grandi cercando il profondo, avrei voluto sdraiarmi tra i tuoi pensieri, ascoltare le tue emozioni, nessun rancore tornavi da me, io ti aspettavo.

Entrasti in casa, ti sedesti sul divano, mi chiedesti qualcosa da bere, lì tra i cuscini eri bella davvero, disciolta, un’ode, dentro pigiavo voglie. Ti baciai teneramente, le labbra dal sapore di te cantavano, che pazza poesia seguire l’istinto, un lampo, ardere al vento.

Le parole perse prive di senso, parlarono i corpi, la pelle liscia uccisa dalle dita, lentamente la passione ci annegò. Nel caldo del divano consunti dallo spasmo, gonfi d’amore, fummo solo noi stessi, null’altro che io e te. Avrei voluto addormentarmi sul morbido dei tuoi fianchi, dirti parole semplici, stringerti tra le braccia, sognare in quel pigolio di dolcezza del nostro amore.

Fiori di melo

Lo avverto già nell’alba fattasi giorno, c’è luce, una brezza leggera di aria pulita.

Guardo il lago, parla con voce tremula d’onda, una barca solitaria fluttua a riva, uno sciabordio fresco di emozioni. Lontano all’orizzonte, il tempo sembra svanire.

A due passi, alberi da frutto, le gemme si aprono in fiori, stupendo il vecchio melo con i petali dei suoi  fiori ancora chiusi, hanno guance rosee di colore.

Appoggiata  al melo mi sembra di scorgerti, bisbigli parole con le mani sollevi rami sottili, io in te cerco la poesia di un fiore.

Vorrei darti una carezza leggera, delicata come i petali di un fiore di melo, come fanno gli innamorati quando si donano baci.

Petali di tenerezza

A te parlo donna fiorita

che volgi a me 

petali di tenerezza.

Sei l’ape che m’intriga, 

innocente come l’acqua

pudica come l’abbozzo

di rossore delle tue guance.

Guardami, il tuo corpo

bisbiglia primavera. 

Mi chiedi se i baci 

che Catullo chiese a Lesbia

sono quelli che chiedo a te.

Ci siamo aspettati

come la terra la pioggia.

Avrei voluto addormentarmi

sul morbido dei tuoi fianchi,

dirti parole semplici, 

stringerti tra le braccia, 

sognare quel tuo sorriso

che mi assassina all’istante.

Le parole si faranno fiori

Valentine Serov(1865-1911) – Ritratto di Ida Rubinstejn 1910 – S.Petersburg

Ho lasciato il letto presto

dormivi quieta tra lenzuola

come brina nei campi.

Una tenue luce ti graffiava il viso

volevo parlarti, baciarti.

L’odore del corpo acceca i sensi

le vene hanno desiderio,

ritorno a sdraiarmi accanto te

tra le dita gemmano i fianchi.

A giorni sarà primavera

le parole si faranno fiori,

l’amore scioglierà i corpi

Civiltà dorata

Una voce rauca scuote

la riva della mente

tra tronchi di nuove paure.

Rammendo il filo logoro 

dei pensieri persi.

E’ tempo

di insicure certezze,

invisibili come le ore

rughe di dolore

solcano il viso.

Volti conosciuti sottratti

da un brezza senza età.

Nella notte il silenzio del buio 

dona umano conforto,

in lontananza lamenti fasulli 

il declino sciagurato

di una civiltà dorata.

Origliando solitudine *

Anna Ancher 1859 – 1935

Alacre agucchio

l’irriverente tua albagia.

Sul cuscino rintano

ansie di pietra, tradito

da eclissi d’umore,

fendo serrato il cielo,

cerco spazio tra i tuoi

sbadigli di sole. 

Cupa,

la maschera del nulla

risuona, è la sua eco

che mi percuote.

Bevo il vuoto, annego

origliando solitudine.

Separato da me stesso,

sciocco graffio il buio,

naufrago d’amore.

Le provocazioni di Biden

Vincere le elezioni non basta per essere un buon politico, bisogna saper governare con diplomazia e intelligenza. Biden a poco più di tre mesi dall’insediamento sta dimostrando tutti i limiti di un politico non all’altezza dei problemi mondiali.

Questo uomo manovrato dai settori più retrivi e loschi dell’establishment americano sta affrontando alcuni problemi mondiali come: rapporti con Cina e Russia, con Iran e Corea del Nord in modo velleitario e provocatorio, sta cercando di espandere la presenza Nato nei paesi dell’est europeo e nuovamente aizzando parte dell’Ucraina contro l’etnia russa.

Ha inviato nuovi contingenti militari in Siria dove usa i settori terroristici in funzione anti governativa, ha rinnovato sanzioni economiche contro Venezuela e Cuba.

Non ultimo il delirante e volgare attacco di Biden a Putin, impensabile a quei livelli istituzionali, inclinerà ulteriormente la fiducia e le possibilità di dialogo. 

Queste scelte avranno a breve come conseguenza la crescita di ostilità e di interferenze verso altre nazioni tipici della politica USA e dell’UE. 

I diritti umani vanno rispettati ovunque e non sembra che in Europa siano stati rispettati visto che i leader politici catalani sono in carcere, visto che Assange è in carcere per aver difeso la democrazia svelando le trame di spionaggio americane, in Siria di certo non si difendono i diritti dei siriani bombardando i centri abitati e  sottraendo petrolio fuori da ogni diritto sancito dall’ONU. Non si sono di certo difesi i diritti umani quando l’Arabia Saudita ha ucciso il giornalista Khashoggi eppure sia gli USA e l’UE hanno chiuso entrambi gli occhi dinanzi a tale efferato delitto. Per l’Occidente democratico ci sono diritti e diritti a secondo la convenienza politica.

Continuare su questa strada mostrando muscoli anziché diplomazia e intelligenza nel costruire i rapporti tra i popoli, si arriverà di sicuro a nuove guerre e alla rincorsa pericolosa già in atto delle armi. Questa politica provocatoria è molto pericolosa per la pace e l’intera umanità

Equilibrio precario

Ho parlato con i cocci, non sono pazzo, ma è come se lo fossi, la pazzia in questi tempi è molto più diffusa e accettata di una volta, pur di sentirsi vivi si accetta pure la follia. A volte ho parlato con la luna, un’intimità sconosciuta, un dolce delirare, stavolta ho parlato con le pietre. A due passi dal lago, dove l’onda accarezza la terra, dove i ciottoli sono lavati e asciugati continuamente, ho trovato la gioia di parlare, di confidarmi con qualcosa di inanimato, si qualcosa voglioso di ascoltarmi, con tempo da dedicarmi. Tutti hanno storie da raccontare, triste e allegre, ragionevoli o insensate, alcune sembrano vere follie altre solo un pò bislacche. La mia è una storia semplice, di consapevole costrizione, di condiviso impedimento a vivere il normale. Difficile scernere il normale da quello che non lo è, ognuno vive e agisce come crede, in cuor suo si sente sicuro.  

Ho raccontato con parole modeste, prive di enfasi, forse anche inutili, ma sincere, con tono lineare e forse i sassi hanno capito tutto questo. Errori e spavalderie della vita, orgogli consumati, certezze svanite, speranze allontanate, gioie vissute, tutto è uscito con voce sicura, una verve quasi impulsiva, ho riempito lo spazio e il tempo, ecco mi son detto un nuovo passatempo. Solitamente le parole dette, in intima riflessione, si lasciano al vento, si affidano agli dei e poi come aquiloni volano via, si sciolgono in cielo, questa volta invece sono rimaste lì tra le pietre levigate e arrotondate, aguzze o piatte. La loro risposta è stato duro silenzio, ne sono sicuro, non era altro che consenso. Si vive un lungo momento asociale, si calpestano gli affetti, si lacerano i rapporti umani, si confonde e incattivisce la gente, e la follia, la follia è un equilibrio precario che può darci l’illusione di guardare avanti.