Quando la musica è ricerca di assoluto

Arturo Benedetti Michelangeli (1920-1995)
 
Suonava…
la musica era la sua vita, suonava non di tutto
e non di frequente in pubblico,
amava Mozart, Liszt, Chopin, Ravel e Debussy,
memorabile in Beethoven e Scarlatti.
Le note, limpide, pure,
vere saette di musica discese dall’Olimpo.
Il suo tocco riconoscibile, puro,
misterioso nella sua profondità e bellezza,
lo sentivi e ti mozzava il fiato in gola.
Attese, silenzi, carisma e poi una pioggia lieve
di note perfette, colori e sfumature cristalline,
interpretazioni tese sempre alla ricerca dell’assoluto.

Nel suo suonare nessun virtuosismo,
solo un raffinato stile essenziale,
era unico, atipico, inimitabile.
La sua musica
mi ha accompagnato e mi accompagna
nelle ore di essenziale e solitaria interiorità.
Un divo antidivo, una genialità piegata ai valori della musica

Brilla l’Espero

Zhang Ziyi

Solitaria è la gazza
sui rami stecchiti,
umida è l’aria
vuota la campagna.
Calmi i faggi
pure le querce,
tra le fatue ombre
vivono ancora le fate.

Timido è il lago
brulla la terra,
la luna fredda
sta salendo,
brilla l’Espero,
con il desiderio
in gola, tenero
ti rubo un bacio,
il tuo corpo
mi tenta, seduto
 sui gradini del cielo 
amo i tuoi occhi 
accesi.

In cerca di Persefone

S’acquieta il sole
umida palpita l’aria,
drappi d’ombra
tra i filari spogli.
L’olmo lascia le foglie
con l’ultimo orgoglio.
Autunno, di casa,
è già sulle colline,
nei campi
sfumano i colori,
il vento strazia la luce .
In cerca di Persefone
Demetra soffre,
affranta è scesa
tra gli uomini e la terra
ha il sapore del silenzio.
Tu al mio fianco
il divenire guardiamo
nel lontano orizzonte.

Filo di Arianna

Quasi in disparte, al riparo dalle onde lunghe del lago, giocavo con la mente nella solitudine dei pensieri, il battito del cuore mi donava ansia di purgatorio. Tu eri lì, poco lontano a piedi scalzi sull’arena, ingannevole allegria, ti osservavo, vestita di bianco, coi fianchi delicati, i capelli ondulati e liberi, sagoma di un corpo attraente e poi quel malizioso e timido sorriso sulle labbra a cui non so resistere. A piccoli passi venivi verso di me. Capii subito che questo tuo “gioco leggero” mi avrebbe preso, i tuoi occhi scuri e profondi, calmi come il silenzio mi parlavano. Quante volte ci siamo annullati e poi ritrovati, parole giuste mischiate a urla insensate, sentimenti calpestati e consumati.
Ostinati, abbiamo corso ad occhi chiusi, siamo stati sordi alla poesia del vivere, galleggiato nel vuoto quando alla finestra c’era aria fresca..
Fughe e ritorni, quante volte nel labirinto della vita, sei stata il mio filo di Arianna.
Oggi le rughe sul viso solcano stagioni diverse d’età, Teseo ha fatto promesse e poi quante volte ti ha abbandonato a Nasso, e tu nell’isola della solitudine con ali leggere giocando con l’orizzonte lontano hai sempre saputo spiccare il volo, distinguere l’arcobaleno da un variopinto aquilone.
Io invidio questa tua passione d’amare, questo tuo desiderio di osare, tu sai essere libera, nessuno può possederti, fermarti, né sogni, né illusioni. Tu sei il tempo allegro dell’alba di una notte d’amore, tu vivi libera e in te mi ci ritrovo. Pudica e tenera, audace e blasfema, peccato e innocenza, cosa nascondi veramente nei drappi del tuo cuore? Sei tu mela asprigna, sei tu l’odore sanguigno di donna, sei tu selvaggia e raffinata che dai sapore alla vita. Quando appoggio con tenerezza il mio capo sul tuo ventre, ascolto il tuo silenzio, piano piano la tua brace parla alla mia brama, mi consumo e in quegli attimi so chi sei, ti riconosco. Così ti ascolto, è l’acqua di lago che parla, mi narra di te, delle tue speranze, mi sembra di essere in un podere di frutti dorati, dove il profumo ti mette allegria. Ho voglia di ascoltarti, come forse non ho mai fatto, ho voglia di capire le tue parole mute, ora so che saperti vicina mi fa stare bene.

Tra i filari del tacere


Maggie Cheung


Tra i filari del tacere
sento un urlo di silenzio,
è l’anima che danza
nel bosco del tempo.
L’ombra d’inquietudine
sale quasi fosse
nebbia ambrata,
nella poca luce scorgo
la sagoma del tuo corpo,
sola, passo dopo passo
giochi con la giostra dei pensieri,
io t’osservo, cercando
le parole giuste,
ricamando tra i chiaroscuri
i colori del ritrovarci.
Frusto l’anima scalza
fin quando un sorriso
mi scappa, c’è la luna
a farmi compagnia
e la mia notte ha l’alba
con le tue sembianze nel cuore.

L’equivoco


A volte, guardo il lago
solo
so di ascoltarmi,
vivo il giorno
e le sue pianure,
arriccio il tempo
tra albe e tramonti.
Abbiamo il destino
degli amanti
col fiato sospeso.
Giasone l’eroe
Medea la principessa,
l’eterno equivoco
tra uomo e donna.
L’esistenza non è mai
se stessa.
Abbraccio l’estate
del tuo corpo,
sulla spiaggia di baci
vorrei che il giorno
non andasse via.


Film d’autore

Angel-A di Luc Besson (2005)


Un raffinato e intimo tributo, un omaggio alla città di Parigi, un manifesto estetico che dona libertà e spazio, che lascia alle spalle le strette vie del passato per aprirsi con speranza in un ampio presente. Un ” bianco e nero ” d’autore che attraversa scavando e scovando miti e luoghi cult della capitale francese.
Un uomo disperato, incapace di prendersi cura di se compierà l’unico gesto di coraggio della sua vita salvando dalle acque della Senna una ragazza di eterea bellezza, gli opposti che si incontrano. Lei per sdebitarsi diverrà il suo “angelo custode”.
Una fiaba moderna, delicata, profonda, capace di far riflettere sulla morale e il valore della vita. Alla fine sia l’angelo che il suo protetto s’accorgeranno di non poter far meno uno dell’altro, l’acqua sarà elemento di purificazione e la speranza l’alba di un nuovo percorso.

Cast: Rie Rasmussen e Jamel Debbouze

Le stagioni del pensiero


Nell’oceano
dalle correnti contaminate
fluttuano onde di pensieri
pieghe
di macchine desideranti
Nel nulla selvaggio
ascolto un grido
a volto nudo
essenziale
squarcio cruento
d’anima migrante

Il divenire

Oltre confine
il fuori
caos seducente
libera il desiderio
dalle catene del dominio
dell’identità
conscio sarà
il pensare assoluto.

Stasera

William Blake – Newton


E‘ l’imbrunire,
il vento muto scioglie
l’ombra della luce.
Solo, sorseggio lo spazio
tra lago e monti,
del passero il frullo s’accheta,
nel cielo del tempo
mi aspetto.

So, di ascoltarmi
vivo albe e tramonti,
l’esistenza, ragazza in fiore,
non è mai se stessa,
nato dal niente
corro nell’assurda
antinomia della vita.
Io e te siamo
argine alla grandine,
stasera
guarderò la luna
con te sulle ginocchia.

Da ragazzo

CentraRenato Guttuso – nudo di donna



Da ragazzo

mi arrampicavo

cercando l’orizzonte,

se si ama si vuole

sempre l’infinito.

E’ giugno e

cerco il tramonto,

l’istante in cui

il demone afferra

il cielo e la terra.

Poi, la sera

invita la notte,

il suono del silenzio,

appoggiato

al davanzale della vita

vivo il tempo,

mi par allora

di ascoltare la tua voce,

è corda di violino

mi racconta di te.

Danzano gli dei

nei campi di luna,

domani il sole sarà

alto tra i filari

della vita.


Antichi fuochi

Renato Guttuso – Figura Femminile 1985
 
 
 
Di luce arde il cielo, 
antichi fuochi nell'apogeo.
Spighe mature ammiccano 
 timidi fiordalisi.
Un bacio di rugiada 
sulle labbra di grano.
Salomé nuda e dannata 
danza attorno un falò
nel solstizio d'estate.
Orto di terra calda 
ho sete dei tuoi fianchi,
ho fame d'ombra 
solcata dalla luna. 
Hai l'aroma di ciò 
che amo, io vivo
la tua viva terra.


Gocce di pelle

A. William Bouguereau – Il bagno 1879


Sui petali del letto
ho lasciato l’ira
con voce negata.
Non m’inganni sai
l’amore mischia l’innocenza,
il sangue urla
raccogliendo l’istinto.
Pazzo d’amore
t’assedio,
cerco il ventre.
Baci e mordi
insieme sciupiamo
gocce di pelle.
Avrei voluto dirti
chissà cosa,
ma le parole sorde,
prima dell’alba,
nel deserto si son perse.