Antichi fuochi

Renato Guttuso – Figura Femminile 1985
 
 
 
Di luce arde il cielo, 
antichi fuochi nell'apogeo.
Spighe mature ammiccano 
 timidi fiordalisi.
Un bacio di rugiada 
sulle labbra di grano.
Salomé nuda e dannata 
danza attorno un falò
nel solstizio d'estate.
Orto di terra calda 
ho sete dei tuoi fianchi,
ho fame d'ombra 
solcata dalla luna. 
Hai l'aroma di ciò 
che amo, io vivo
la tua viva terra.


Gocce di pelle

A. William Bouguereau – Il bagno 1879


Sui petali del letto
ho lasciato l’ira
con voce negata.
Non m’inganni sai
l’amore mischia l’innocenza,
il sangue urla
raccogliendo l’istinto.
Pazzo d’amore
t’assedio,
cerco il ventre.
Baci e mordi
insieme sciupiamo
gocce di pelle.
Avrei voluto dirti
chissà cosa,
ma le parole sorde,
prima dell’alba,
nel deserto si son perse.

Farfalla in cerca di orizzonti



Mi avevi già salutato due volte, con quella smania che hai in viso quando stai per partire. Avrei dovuto esser abituato oramai ai tuoi arrivederci. Viaggiare è la tua vita, a volte ne abbiamo discusso, la voglia di nuovo è in te, nella tua indole, nei tuoi gesti, nelle tue vene, perfino il ritmo del tuo pensare in quei momenti si fa frenetico.
Sei una farfalla, hai bisogno sempre di una finestra da cui fuggire, cercare nuovi orizzonti, non c’è rete che ti possa contenere, anzi è la piena libertà, l’apertura d’ali piena che ti dona quiete. Talvolta ti osservo, la mia tranquillità s’arriccia, tu credi che sia monotonia ,ma dentro a volte ho l’animo strappato. Pure io amo orizzonti nuovi, diversi, ma ho altri tempi, altri ritmi, stringo le labbra come arse, trattengo a stento le parole. Attimi tremendi, rasoiate di paura, paura di perderti, anche se possederti non è il mio vanto, ma averti, saperti al mio fianco per tua scelta.
Se tu mi vedessi bene, nella tua premura di partire, quanto sottile è la mia fragilità in quegli istanti, quanta dolcezza c’è al di là di un manto a volte scorbutico, capiresti il delicato subbuglio che celo dentro. Non faccio nulla per fermarti, a volte qualche parola gutturale di troppo, non so se per orgoglio o per amore.
So cosa ti tenta, so il canto del tuo pensare, conosco i tuoi occhi già altrove, sei un leggero soffio che diviene brezza mattutina. Nella mia isola la musica è la stessa ad ogni tua partenza, è l’adagio per violoncello di Dvorak, un suono profondo, inestricabile, un ondeggiare di passione dai suoni melodici e gravi.
Il tuo volo è alto e la mia testardaggine cesella il carattere. Allineo i giorni vuoti, fatti d’assenza, vorrei violare le tue labbra, il tuo ventre, non so se per passione o altro. Nelle notti che non prendo sonno, penso ai nostri bagliori, al nostro rincorrersi sull’acciottolato, ai viottoli dei nostri litigi, al mio volto avvelenato, al tuo orecchio sordo, alla nube dei tuoi rimproveri, alla bufera delle mie imprecazioni.
Tu sei così, libera, l’assenza è la tua presenza, forse ti amo per le mancanze, così sento il peso del tuo amare, la tua intelligenza, la forza della tua personalità.
Tutto poteva spegnersi nella debolezza della lontananza, annegare negli improvvisi temporali, cadere nei crepacci della vita, invece è la fermezza d’intenti che fa da baluardo al tempo.
Le mie dita nervose puntate al cielo, al tuo ritorno il tuo bacio m’attutisce il grido, la nostra vita dopo anni è un bilocale per giovani amanti, dove un sole maturo e intelligente, puntuale, buca i vetri e riscalda le vene tra le lenzuola bianche.

La Poesia

Renato Guttuso – Nudo

La poesia è vita, anche se scarna, priva di grande ascendente letterario, è vita,
un modo semplice, ritmato, a volte istintivo di raccontare e raccontarsi,
è voce, sussurro, grido disperato di vita, è gioia, peccato, serenità a fior di pelle.
Questa umanità, multiforme, soffocata, affogata nella cecità, disfatta nella coscienza, ha un forte bisogno di vita, di etica non moralistica. La poesia sa tradurre ciò in semplicità, sa comunicare sentimenti, stati d’animo, situazioni di umanità profonda.

Il vero dramma dell’uomo è il vedersi cenere, senza speranza o il vedersi senza limiti, quasi onnipotente. Il vero atto liberatorio è il costruirsi il proprio divenire e la poesia, anche se scarna è atto liberatorio, è la traccia che indica senza esitazione l’uscita dal deserto della solitudine.
La poesia è vivere il proprio tempo in compagnia della vita.

Seguo i tuoi passi

Renato Guttuso 1980 – Nudo sdraiato –

E’ la tua voglia
che riempie la sera
lungo il lago,
ho solo occhi per te
selvaggia luce
del mio pensare.
Seguo i tuoi passi
scanditi, ritmati
di peccato.

Arriva la luna
nel dissennato cielo
senza pudore,
il cuore agitato
matura i fianchi.
Sei qui nel caldo giugno
e mi avveleni,
il nostro letto
è un campo di grano,
s’arriccia l’inguine
urlano le spighe sazie.
La sera è viva
e solo noi capiamo
il litigare di passeri.
Domani ancora il sole
ci ruberà baci.

Amo giugno

William Bourguereau – Riposo al raccolto –
 

Nelle giornate di giugno 
io muoio, rinasco 
e muoio ancora. 
Io e te soli 
nel bisbigliare  
di covoni maturi 
con l’arsura 
che raspa in gola. 
Singhiozzano 
papaveri e fiordalisi 
tra spighe affogate di sole. 

Io parlo, mi racconto
e tu? 
Tu assapori affetti e istinti. 
Amo giugno, 
il tuo pudico indugiare 
le fiammate che mi dai. 

Amo  
il tuo corpo che mi cattura 
la tua bocca dai baci selvaggi 
l’orlo tenero dei seni ignudi 
il fuoco dei tuoi occhi accesi 
i gesti di femmina maliziosa. 
Amo 
le cascate dei tuoi rimproveri 
i morsi di vita che mi lasci 
i tuoi improvvisi dinieghi 
il rivoltarsi stanchi tra lenzuola 
la carne tormentata dalle dita.

Amo 
fermarmi qui, nel tuo labirinto, 
adagiare la testa sul tuo ventre 
ascoltare i tuoi cigolii di timidezza, 
amo te, 
brucio gli anni 
nella tua calda e nuda terra.