Un uomo dall’onestà intellettuale senza tempo

Guido Ceronetti

 

Pochi giorni fa nell’indifferenza quasi generale, si è spento Guido Ceronetti, una persona erudita di una sensibilità umanistica straordinaria. Non era solo uno scrittore e un poeta, è stato anche filosofo, drammaturgo, traduttore e attore, soprattutto un intellettuale capace di passione di profondità di pensiero, a volte graffiante, sarcastico, illuminante, mai banale.

Traduttore dal latino: Marziale, Catullo, Orazio, dall’antico ebraico: Salmi, Cantico dei Cantici, Libro di Giobbe, Libro di Isaia, traduttore di poesie moderna dal greco: Kavafis K.

Ha pubblicato presso Adelphi quasi tutte le sue opere più importanti: La carta stanca, In un amore felice, Il silenzio del corpo, Pensieri del tè, Un viaggio in Italia, Insetti senza frontiere, Tragico tascabile.

Un uomo colto e sensibile, capace di un’onestà intellettuale senza tempo.

Annunci

Il Mito di Sisifo

A. Camus

Tra tutte le opere di Albert Camus, Il Mito di Sisifo, un breve saggio, è quello che mi appassiona di più, più volte l’ho letto e ogni volta mi lascia e mi induce ad una riflessione sempre più profonda e intima.

Nel “Il mito di Sisifo” c’è l’essenza del pensiero di Camus: vivere con lucidità, sentire il proprio esistere, essere coscienti della propria libertà e della propria rivolta, possedere “un’anima continuamente cosciente”. La coscienza si contrappone all’assurdo, ma non lo cancella, come appunto avviene nel mito che dà il titolo al saggio.

Un mito crudele, perché Sisifo è condannato a issare sulla cima di un monte un’enorme pietra che, appena raggiunta la vetta, di nuovo precipita: questo mito è tragico perché il suo eroe è cosciente. Dove starebbe infatti la sua pena, se ad ogni passo lo sostenesse la speranza di riuscire? Sisifo sa che non ce la farà. Egli è inerme, ma in rivolta, conosce perfettamente la sua miserabile condizione ma non rifiuta il proprio destino. Sisifo è un condannato libero, perché, scrive Camus, “Non c’è destino che non si vinca con il disprezzo”.

Nel cammino crudele di Sisifo – che è il cammino di tutti gli uomini – vi è un destino personale, fatto di dolore, ma anche di gioia, perché “non v’è sole senza ombra, e bisogna conoscere la notte”. Il concetto del Sisifo felice (“bisogna immaginare Sisifo felice”) conclusivo del saggio è emblematico e sarà poi sviluppato sia nel romanzo La peste sia nel L’uomo in rivolta.

L’assurdo di Camus nasce dal rapporto tra l’uomo e il mondo, tra le esigenze ragionevoli dell’uomo e l’irrazionalità del mondo. Camus incarna la tradizione del pensiero libero, indipendente, autonomo, padrone di sé, un uomo che non dipende dalle tribù ideologiche, che non deve niente a nessuno, che si è costruito da solo.

Viaggio al termine della notte

L.-F._Céline_b_Meurisse_1932

 

Louis Ferdinand Céline con questo suo romanzo esprime un pessimismo inconsolabile sull’uomo, sulle istituzioni, sulla società, è un romanzo che distrugge ogni illusione sulla vita, è una dura, cruda e lucida critica alla società.

E’ scritto con stile innovativo, nuovo per la sua epoca, c’è satira, ironia, sarcasmo, cinismo, un’esasperante verve innata.

Il protagonista Bardamu, milite nella prima guerra mondiale, ne rivela la malvagità, gli inganni, gli incubi, l’ipocrisia delle gerarchie militari. Alla fine della guerra si reca in Africa e descrive con sarcasmo i mali e l’operare del colonialismo francese; infine trova riparo negli Stati Uniti del primo dopoguerra e testimonia gli effetti del fordismo, l’insensato sfruttamento delle masse immigrate e evidenzia le storture della società di massa. Ritornato in Francia diventa medico in un quartiere sobborgo di Parigi, tra disperati, poveri, emarginati e malati senza speranza di riscatto, per finire poi lavora presso un istituto di igiene mentale mettendo in evidenza il perbenismo delle persone e la cecità dei settori della ricerca scientifica.

Un romanzo che a distanza di decenni mantiene tutta la sua capacità dirompente verso le istituzioni, il potere e il pensiero dominante.

Sandor Marai

Scrittore ungherese di raffinata eleganza autore di saggi e romanzi, rappresentante della letteratura mitteleuropea fu testimone delle barbarie naziste prima e dell’arrivo dei sovietici in Ungheria così nel 1948 decise di trasferirsi in occidente.

Le sue opere sono numerose ricordo: Sindbad torna a casa, Divorzio a Buda, Confessioni di un borghese, La sorella, Il gabbiano, La donna Giusta, Le braci, L’eredità di Ester. Quest’ultimi che ho letto sono scritti con intensità di stile e coinvolgono la nostra mente in una tensione continua. Storie di amori infelici che non finiscono mai.

Eduardo Galeano

eduardo-galeano-en-la-casa-de-las-amc3a9ricas

 

Oggi ci ha lasciati Eduardo Galeano, uno scrittore e poeta che ho amato molto per il suo conciliare in un’opera letteraria un discorso nobilmente impegnato con una poetica bellissima.
Dal 1973 ha vissuto in esilio in Argentina e in Spagna. All’inizio del 1985 è tornato nel suo Paese, in Uruguay, dove ha vissuto fino alla fine dei suoi giorni.
È autore di numerosi libri, tradotti in varie lingue, che violano spesso le frontiere tra i generi letterari mescolando il racconto e il saggio, la poesia e la cronaca.
Con la trilogia Memoria del fuoco ha ricevuto nel 1998 l’American Book Award.
Ha ricevuto premi prestigiosi in America Latina, Stati Uniti, Europa.
Le vene aperte dell’America Latina ha avuto oltre cento edizioni in lingua spagnola, nonostante ne sia stata a lungo proibita la vendita in diversi Paesi del continente sudamericano.
Tra i suoi libri: Le vene aperte dell’America Latina, A testa in giù, Memorie del fuoco, Le labbra del tempo, Il libro degli abbracci, Splendore e miserie del gioco del calcio, Le parole in cammino, Specchi.

La trilogia “Memoria del fuoco” è una delle opere più belle che abbia mai letto. Un romanzo scritto da poesia, profonda di grande significato umano con una ricerca storica minuziosa da lasciare senza fiato, uno squarcio aperto nel cuore dell’America Latina, del suo modo di guardare il mondo e di chi l’ha violentata e distrutta.

Lo sviluppo è un viaggio con molti più naufraghi che naviganti
Eduardo Galeano

Memorie di Adriano

 

arton833

Un romanzo storico, unico, dove Adriano racconta la sua vita e tutto se stesso al nipote adottivo Marco Aurelio. L’autrice con documentata attenzione storica e con grande umanità ci porta a conoscere la figura di questo imperatore romano, uomo di grande cultura, amante dell’arte, della filosofia, grande organizzatore di molteplici aspetti della vita pubblica, per poi introdurci piano piano attraverso i suoi affanni terreni, i suoi pensieri più segreti a conoscere la sua saggezza, la sua filosofia di vita, i suoi valori universali e la sua umanità. Adriano è un sovrano illuminato, in un’ epoca dove violenza e sopraffazione sono la regola, egli ha un solo immenso e difficilissimo obiettivo: assicurare la pace e la prosperità nel suo regno creando le condizioni ideali per dar vita ad una rinascita anche culturale ed artistica.

Un capitolo particolare, è quello in cui Adriano –svelandosi come uomo – ci commuove dopo la morte di Antinoo, il suo prediletto. La perdita più grande di tutta la sua lunga e sofferta vita è raccontata con profondo rispetto; e sempre con profondo rispetto si riflette in ogni sua meditazione anche molti anni dopo il fatto. Persino quando pensa alla sua di morte, Adriano richiama alla mente l’amico Lucio, Plotina, il medico Gellia, il suo dolce e amato Antinoo e giustamente afferma che “la meditazione della morte non insegna a morire

Yourcenar ci regala un personaggio cesellato in mille sfaccettature, con i suoi vizi e con le sue virtù, con le sue sicurezze e con i suoi dubbi:

– il giovane soldato dedito ai piaceri, pieno di titubanze e ambizioni;

– l’imperatore che sentendosi “responsabile di questo mondo” cerca di far tutto per migliorare l’Impero che sa già che è in procinto di scomparire e finire in mano ai barbari;

– l’uomo saggio e viaggiatore dall’infinita sicurezza e caparbietà nell’accanita ricerca di un accordo tra felicità e logica, tra intelligenza e fato;

– l’uomo, devastato dal dolore, che vede solo morte e pessimismo;

– l’anziano malato che attende “cum Patientia” la sua fine.

Ne esce un Adriano di grandissimo spessore, un uomo alla continua ricerca di un modo per conciliare dovere e felicità, sentimenti e intelligenza, sogni e realtà. Così, mentre consegna le sue spoglie mortali all’Ade, l’autrice ne immortala il ricordo in un autentico capolavoro della letteratura, un libro da leggere e rileggere,

“L’impero, l’ho governato in latino; in latino sarà inciso il mio epitaffio, sulle mura del mio mausoleo in riva al Tevere; ma in greco ho pensato, in greco ho vissuto.”

(Publio Elio Adriano)

 

Giovanissimo lo trovai molto bello, dopo anni rileggendolo è di grande e profonda finezza intellettuale, è da leggere ci insegna a vivere e a morire ad occhi aperti.